
di Daniele Invernizzi
Quel giornalismo scientifico che ci manca tanto
Non è un mistero il fatto che in Italia il giornalismo scientifico latiti molto su riviste cartacee ed online. Non dico che non esista, anzi, nel nostro paese i giornalisti scientifici ci sono anche se spesso scrivono per siti minori, poco visibili, il tema invece ritengo sia più ampio e legato alla scarsa popolarità del tema dell’approfondimento scientifico di una notizia.
Capitolo social network
Facebook ed altri social media stanno togliendo il ruolo dell’informazione di massa alle riviste di settore ed anche a quelle generaliste di qualità, producendo contenuti brevi, semplici da capire e fortemente basati su di un titolo accattivante. Non è novità che l’articolo si giochi sul titolo e sulle prime tre righe, che il cervello del lettore andrà ad acquisire assieme alla sua opinione sul tema.
Su questo assunto psicologico si gioca secondo me il successo dei social media come fonte di informazione per la massa che la mattina a colazione, durante le pause, frequenta i social per farsi gli affari altrui, cercare ex e spasimanti e - nel frattempo - dare un’occhiata ai titoli dei post e degli articoli.
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Esatto, da un’occhiata, non di più. Per questo il titolo dovrebbe stimolare la curiosità del lettore a proseguire nella lettura del pezzo ma questo avviene raramente. Fateci caso, per come sono strutturate le notizie sui social media - in verticale, strette - l’advertising ovvero la pubblicità che ne ripaga lo “sforzo” si consuma con lo scrolling ed è inserita in mezzo ad esso: il lettore è dunque portato a fare scrolling, dunque titolo e sottopancia saranno più che sufficienti per acquisire quanto basta per farsi un’opinione. E per condividerla.

Condivisione rapida
Ed è in questo modo che il lettore riporta poi la notizia. Anche qui pensate a come un utente ad esempio di Facebook distribuisce il contenuto che ha ritenuto interessante: condividi > Whatsapp.
Cosa appare in questo secondo social media, dedicato ai messaggi “brevi”? Titolo e sottopancia. Certo potrete dirmi “succede la stessa cosa anche nella condivisione di un articolo scientifico, di una pubblicazione”, verissimo, con la differenza però che spesso un articolo scientifico non ha un titolista, o una redazione social pronta a rendere il titolo ed il testo accattivanti come spesso non è possibile che lo siano per evitare di trascendere nella leggerezza di un messaggio che invece deve conservare il rigore scientifico.
Il giornalismo scientifico
Per questi motivi esistono i giornalisti scientifici, una professione delicatissima che sta a cavallo tra il ricercatore ed i social media, in grado di tradurre il messaggio scientifico in qualcosa di più semplice e rapido, in grado di stimolare la voglia di approfondimento e con alle spalle una redazione capace di gestire la fondamentale parte di moderazione, al fine di non abbandonare il pezzo a commenti fantascientifici, o peggio ancora, di stampo complottista-negazionista.

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Il ruolo di Elettronauti nel panorama italiano
Qui su Elettronauti.it, non abbiamo la pretesa di andare ad integrare una figura così delicata come il giornalista scientifico quanto la voglia di parlare in modo diverso ai lettori, trasmettere quanto viviamo, approfondire notizie approssimative almeno quanto promuovere quelle che secondo il nostro vissuto di elettronauti - dunque di persone direttamente a contatto con la rivoluzione elettrica in corso - sono più aderenti alla realtà. Ecco allora che un team come il nostro andrà alla ricerca spasmodica di quei giornalisti non più mainstream, spesso nemmeno italiani, per provare nel nostro piccolo a riportarli in luce, tradurli, interpretarli con un titolo accattivante che sia di preludio ad un pezzo di qualità.
Per questo motivo l’invito che facciamo ai nostri lettori che se sono qui e sono arrivati pure a questo punto del mio pezzo è perché sono fortemente attratti dal tema dell’approfondimento, che invitiamo ad avere una pratica diversa nel loro modo di condividere: aggiungete voi un commento a quanto condividete, che sia accattivante più del titolo. Leggete articoli ed approfondimenti utilizzando aggregatori (io uso Flipboard) che vi permettano non solo di leggere contenuti di qualità da tutto il mondo, ma di poterli condividere in modo semplice.

Se usate i social media spesso, programmate dei contenuti che siano la traduzione di articoli in inglese, spesso accantonati dalla scarsa conoscenza della lingua da parte degli italiani, insomma potreste essere un “ponte” tra la notizia e le approssimazioni tipiche di purtroppo parecchi articoli sui quali ogni giorno incappiamo: fate questo esperimento di selezione giornalistica, per ogni articolo di qualità condiviso, ogni pezzo tradotto, ogni condivisione social diversa dal solito, ci sarà un po’ meno disinformazione e - forse - un complottista zittito in più.
Voi utilizzate aggregatori? In caso positivo quali?
di
Daniele Invernizzi


