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Quadri e batterie. L'ambientalista è il nemico dell'ambiente! - Parte 2
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Federico Fumagalli

di Federico Fumagalli

Quadri e batterie. L'ambientalista è il nemico dell'ambiente! - Parte 2

6 min.

Nella prima parte dell'articolo abbiamo parlato di ambientalismo e ambientalisti, proteste più o meno "violente" e in particolare di tutte quelle notizie che affollano i notiziari in questo periodo. Oggi invece parleremo delle batterie delle auto elettriche, la loro produzione, e ovviamente il loro impatto sull'ambiente.

Perché "quadri e batterie"?

Prima di entrare nello specifico, volevamo spiegare il perché abbiamo accumunato nel titolo di questi due articoli i quadri e le batterie.

Se nel primo caso si parlava di come apparentemente gli attivisti del clima sembrino appunto inquinare delle opere d'arte o dei monumenti in favore della lotta al cambiamento climatico. Cosa per altro non vera, come abbiamo visto. Nel secondo caso, questo, vogliamo trattare il fatto che spesso si sposti il problema del cambiamento climatico causato dalle fonti fossili al fatto che la produzione e lo smaltimento delle batterie sia descritta come più inquinante del circolare in auto con motore a combustione. Cosa assolutamente non vera. Ora vi spieghiamo il perché.

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La battaglia mediatica contro i cambiamenti

Quello che i mainstream media ci propinano ogni giorno su giornali e approfondimenti in TV è spesso dettato o da una una scarsa conoscenza degli argomenti trattati, o dal voler "portare acqua al mulino di qualcuno" che sponsorizza giornali e programmi televisivi.

Quasi come a voler repellere ogni tipo di cambiamento che la società si impone di prefiggere. Spesso in favore di una fittizia libertà.

⚡️ Leggi anche: TG2 Post – Auto elettrica e suoi limiti – Tra disinformazione e retorica

Come la libertà di poter far benzina quando si è in riserva, o quella di poter fare la traversata dell'Italia senza fermarsi, manco fossimo tutti automi...

E quando si parla di cambiamento climatico e auto elettrica, spesso ci si va a scontrare sul tema delle batterie.

Da una parte i fan(atici) delle auto elettriche, come spesso vengono identificati dai protettori della libertà e del popolo. E dall'altra proprio questi ultimi.

TG2 Post - Auto elettrica e suoi limiti- Tra disinformazione e retorica | Elettronauti.it

I primi inneggiano al dover cambiare direzione alle nostre abitudini per cambiare la situazione climatica globale. Mentre i secondi sviano dai problemi accertati della mobilità attuale non elettrica, ai presunti problemi di ricarica e di non ecologismo delle batterie per auto elettriche.

Sic parvis magna

Analizzando quello che dicono i fanatici della mobilità elettrica ci si pone di fronte ad un importante quesito: bastano i cambiamenti dei "piccoli", ovvero i soli utilizzatori di alcune tecnologie, oppure il cambiamento vero deve partire dall'alto?

Perché molto spesso ci sentiamo ripetere che quello che facciamo noi nel nostro piccolo è ininfluente rispetto alle grandi aziende o ai grandi inquinatori. La realtà ci dice che tutti dobbiamo contribuire, e che tanti piccoli cambiamenti equivalgono al cambiamento di una grossa realtà.

Quindi è ovvio che, se noi facciamo la nostra parte, mentre i big non fanno il loro, non si andrà da nessuna parte. Ma è anche ovvio il contrario.

L'espressione latina usata come titolo di questi paragrafi ad alcuni non sarà nuova. Letteralmente significa "così, dalle piccole cose, le grandi", che possiamo tradurre con un "partendo dalle piccole cose si riescono a fare grandi cose"...

Sì, anche le batterie hanno un impatto ambientale...

Analizzando quello che dicono politici e giornalisti ovviamente c'è un fondo di verità. Non dicono falsità sostenendo che la costruzione e l'assemblaggio di una batteria e di conseguenza di un'auto elettrica sia un processo inquinante. Anzi, si inquina di più a produrre un'auto elettrica che una a combustione interna. Ma in linea di massima l'inquinamento del ciclo produttivo di un'auto elettrica finisce qui.

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Nel corso dei mesi andremo anche più nel dettaglio nelle fasi produttive, di vita e di smaltimento di auto elettriche e batterie. Ora ci concentreremo solo sullo spiegare il perché è importante fare questo sforzo iniziale per un cambiamento che sarà comunque inevitabile in futuro.

⚡️ Leggi anche: Solo le batterie delle auto elettriche inquinano

Attualmente la parte più inquinante è sicuramente la fase di estrazione delle materie prime, tra cui il Litio, al momento necessario nell'attuale chimica delle batterie.

Per quanto riguarda la produzione dell'auto in sé, escludendo il fatto che molti costruttori si stanno impegnando ad utilizzare materiali più sostenibili al posto delle plastiche, è pressoché simile a quella delle auto tradizionali. In realtà l'impatto ambientale è leggermente ridotto visto che ci sono meno componenti da produrre. Batteria esclusa.

Emissioni zero ed economie circolari

Durante il periodo di utilizzo l'auto ha un impatto praticamente zero. Da una parte l'energia elettrica attualmente erogata dai fornitori delle colonnine è sempre derivante da fonti rinnovabili. Dall'altra l'auto produce nell'aria meno polveri sottili, derivanti da un'utilizzo minore dei freni e quindi di dischi e pastiglie.

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Si arriva poi, forse al momento clou di questo articolo. Ovvero il momento in cui una batteria deve essere "smaltita" dopo l'utilizzo su un'auto elettrica.

Ecco. La batteria, uno volta che non viene più ritenuta idonea nell'utilizzo sulla vettura, non viene di certo, né buttata, né smaltita. Quello che succede in questo step di vita della batteria ha a che fare con quella che in gergo si chiama economia circolare.

A differenza dell'economia lineare che prevedere un inizio e una fine di un componente, quella circolare prevedere prima il riutilizzo e poi, solo alla fine, il riciclo.

Una batteria non è più ritenuta idonea all'utilizzo su un'auto, quando la sua capacità massima reale è al di sotto di una certa soglia. Questo perché letteralmente ci si porterebbe dietro più peso di quello effettivamente utilizzato. Ma questa stessa batteria risulta idonea per altri utilizzi. Banalmente il primo utilizzo possibile è quello che riguarda gli accumulatori domestici o industriali.

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In un accumulatore, il peso e il volume non influenzano le qualità del prodotto. Questo permette di allungare di molto la vita utile del pacco batteria. Se per esempio assumessimo che un pacco batteria, derivante da un auto, sia stato sostituito dopo soli 10 anni, lo stesso pacco batteria può tranquillamente durare il doppio, 20 anni quindi, in un accumulatore. Per un totale di almeno 30 anni, e solo potrà proseguire la sua strada verso il riciclo.

In quest'ultima fase il pacco batteria viene disassemblato. E grazie ai moderni sistemi di riciclo già esistenti siamo in grado di riciclare circa il 95% / 97% di una batteria. Andando a perdere definitivamente solo una piccolissima parte.

Quindi bisogna pensare che quando vengono estratti dei materiali come il Litio, il Ferro o il Fosfato, questi non vanno "persi" quando viene fabbricata un'auto elettrica. Ma proseguono un ciclo che li vedrà riutilizzati in future batterie o altri apparecchi.

Un esempio è l'azienda Hydrovolt, capace di trattare 12.000 tonnellate di pacchi batteria ogni anno.


E Voi da che parte state della barricata? Fan(atici) o detrattori?

Federico Fumagalli

di

Federico Fumagalli

Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

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