

di Gianfranco Franzoni
Porsche in crisi: vendite 2025 in calo globale
Lo stato di salute del marchio Porsche desta preoccupazione. Pochi costruttori affrontano una trasformazione industriale complessa come quella della casa di Zuffenhausen. La domanda ora è chiara: riuscirà il costruttore di sportive a invertire la rotta?
Nel 2025 le consegne globali si attestano attorno a 280.000 unità. Il dato segna un calo del 10% rispetto all’anno precedente. Nel 2023 erano state 320.221 le vetture immatricolate. La flessione quindi non è episodica. Indica una fase delicata.
Cina in forte contrazione, USA stabili
Il mercato che pesa di più sulla flessione è la Cina. Qui le vendite scendono del 26%. Si tratta di una contrazione rilevante per un costruttore premium.
Negli Stati Uniti, invece, Porsche mantiene i livelli dell’anno precedente. Il marchio continua a essere molto richiesto oltreoceano. Questo equilibrio però non compensa il calo asiatico.
Secondo i dati diffusi da Porsche AG e ripresi da analisti internazionali come Reuters e Bloomberg, la dinamica riflette sia il rallentamento cinese sia la complessa transizione verso l’elettrico.
Le gamme più colpite: Cayenne, 718 e Taycan
Alcune linee registrano flessioni marcate. La Cayenne perde il 21%. Anche le sportive compatte 718 Boxster e Cayman scendono del 21%.
Colpisce il dato della Taycan, il modello elettrico di punta. Le consegne calano del 22%. Il risultato pesa sull’immagine della strategia elettrica del marchio. Di segno diverso l’andamento della 911. Le vendite raggiungono circa 51.600 unità. Il dato segna un aumento dell’1%. È una crescita marginale, ma indica stabilità per il modello simbolo.

Buona tenuta anche per la Macan. Tuttavia, nella maggior parte dei Paesi europei è ormai disponibile solo in versione elettrica. Resta quindi aperta una domanda: quante unità in più avrebbe venduto Porsche mantenendo una variante a combustione?
Transizione elettrica e identità digitale dell’auto

In parallelo alla sfida commerciale, emerge il tema tecnologico. L’auto moderna è parte dell’identità digitale del cliente. Gestisce posizione, account utente, applicazioni, cloud, colonnine di ricarica e wallbox. In alcuni contesti diventa persino un sensore mobile. Questo scenario amplia i rischi informatici.
Secondo Christoph Krauß, professore di Automotive Cybersecurity presso l’Università di Darmstadt, il principale punto vulnerabile non è l’auto in sé. Il vero ingresso per gli attacchi è il backend.
Le piattaforme centrali che gestiscono dati e servizi rappresentano l’obiettivo più esposto. Una violazione può incidere sulla vita quotidiana dei clienti. Può compromettere accessi, ricariche o servizi digitali.
Normative UNECE e sicurezza “by design”
Le norme UNECE R155 e R156 impongono nuovi standard di sicurezza informatica e aggiornamenti software. Tuttavia, queste regole non risolvono ogni criticità. I costruttori devono integrare la sicurezza fin dalla progettazione. Non basta intervenire dopo. Serve un approccio strutturato che coinvolga fornitori e piattaforme digitali.
Inoltre, emerge il tema della crypto-agilità. Le auto attuali devono poter aggiornare i sistemi crittografici. La prospettiva post-quantum impone già oggi una riflessione. I veicoli venduti ora circoleranno per molti anni. Devono essere pronti alle tecnologie di domani.
Di conseguenza, la trasformazione di Porsche non è solo elettrica. È industriale, digitale e organizzativa.
La domanda resta aperta: la casa tedesca saprà rilanciare le vendite e guidare questa doppia transizione senza perdere la propria identità sportiva?

di
Gianfranco Franzoni
Dinosauro, nell’automotive dalla nascita, da sempre attivo nella tutela ambientale. Con 50 auto ICE possedute, molte di grossa cilindrata, ho contribuito all’inquinamento ambientale, per la mia parte. Ora, riscatto! Promuovo la mobilità elettrica in tutti i modi possibili.