

di Federico Fumagalli
Plastic Tax e Sugar Tax, le due tasse necessarie che l'Italia non vuole - Parte 1
Forse non lo sapevate ma nel 2020 dovevano entrate in vigore due leggi, volute dalla commissione europea, che avrebbero tentato non tanto di risolvere, ma almeno di alleviare due problemi che affliggono anche l'Italia. Il problema è che l'entrata in vigore di queste due leggi, Plastic Tax e Sugar Tax, è sempre stata prorogata. E questo si è ripetuto anche lo scorso 14 ottobre 2025.
Plastic Tax
Per cercare di risolvere il problema ambientale della plastica che ovviamente non affligge solo l'Italia ma praticamente tutti i Paesi del mondo, l'Europa e l'Italia avevano già pensato a delle misure per tentare di ostacolare la vendita di nuovo materiale plastico. La soluzione era quella di toccare direttamente il portafoglio delle aziende. Questa tassa infatti avrebbe inciso per 0,45 euro per ogni chilo di plastica monouso o per gli imballaggi contenenti plastica vergine non riciclata (chiamati MACSI). Sarebbero state escluse le plastiche provenienti da riciclo e quelle compostabili certificate, ma anche quelle riservate ai dispositivi medici e imballaggi dei farmaci, o quelle che servono a produrre bidoni, taniche e altri contenitori durevoli. Il tutto sarebbe valso solo ed esclusivamente per i prodotti commercializzati sul suolo italiano.

Una decisione di buon senso e di responsabilità.
Unionplast
Serve una riforma strutturale e una visione di lungo periodo, che premi chi innova e produce in modo sostenibile. [Confidando che] questo tempo venga utilizzato per arrivare alla cancellazione definitiva della plastic tax, sostituendola con politiche che accompagnino davvero la crescita sostenibile del Paese
Massimo Centonze, presidente di Unionplast
La mancata entrata in vigore di questa legge avrebbe comportato un mancato introito di 1.2 miliardi di euro nei primi 3 anni secondo Greenpeace. Favorevoli alle continue proroghe sono le associazioni di categorie, che trovano ingiustificate delle leggi e delle tasse che non lascerebbero spazio all'innovazione in questo settore. La sua introduzione è attualmente posticipata al 1 gennaio 2027.
Sugar Tax
Come sappiamo benissimo, dell'ambiente frega a tutti ma al contempo non interessa quasi a nessuno quando si guardano i fatti. Si sperava che almeno sul piano della salute pubblica qualcosa potesse essere differente. Ma evidentemente il fatto che quasi un italiano su due sia almeno sovrappeso non interessa né ai governi, e tantomeno alle tasche dello Stato.

Bisogna infatti sapere che il 34% della popolazione è sovrappeso e l'12% è obesa. Questo è ciò che dice l'ISTAT (l'Istituto nazionale di Statistica) riguardo la popolazione italiana adulta. Va un po' meglio per i giovani di età compresa tra i 3 e i 17 anni, dove questo dato scende da un individuo su due ad un individuo su quattro.
In questo caso il fulcro della questione riguarda lo zucchero ed in particolare le bevande zuccherate e il nome del provvedimento è appunto Sugar Tax. O almeno... lo sarebbe dovuto essere. In Italia la l'imposta sulle bevande zuccherate era pensata come una tassa indiretta con un duplice obiettivo: ridurre il consumo di zuccheri, per gli ovvi motivi di salute pubblica, e incentivare le aziende a riformulare i prodotti con meno zucchero.

La tassa avrebbe colpito le bevande analcoliche zuccherate, gassate e non, oltre ai prodotti con zuccheri aggiunti (saccarosio, glucosio, fruttosio, sciroppi, ecc.). Sarebbero invece stati esclusi tutti quei prodotti in cui gli zuccheri contenuti all'interno dell'alimento sono di origine naturale come per i succhi 100% frutta, ma anche il latte e bevande a base di latte oppure i prodotti per uso medico o nutrizione speciale.
La tassa non è calcolata come una percentuale sul prezzo finale del prodotto, bensì un'imposta fissa per quantità. Per l'esattezza doveva essere di circa 10 euro per ettolitro di bevanda finita o 0,25 euro per chilogrammo di prodotto concentrato o diluito. E nonostante questi valori siano stati anche diminuiti a 5 e 0,13 euro rispettivamente, le categorie di settore si sono sempre trovate in disaccordo con una possibile implementazione. Ma anche chi potrebbe essere a favore di una Sugar Tax ha trovato irrilevanti questi valori perché al contrario troppo bassi per influire sulle scelte dei consumatori in primis o per disincentivarne la produzione da parte dei produttori.
Aumenti irrilevanti che potrebbero non portare a una diminuzione dei consumi.
Istituto Mario Negri
In sostanza, questa tassa era basata sulla semplice equazione del "più zucchero = più paghi" e formalmente sarebbe stata a carico dei produttori nazionali o degli importatori se si parla di prodotti consumati in Italia, oppure degli acquirenti europei nel caso delle esportazioni. In pratica, però, il costo sarebbe stato scaricato almeno in parte sul consumatore finale.
Esperienze simili in altri Paesi come il Regno Unito, Francia e Messico hanno mostrato una riformulazioni dei prodotti in vendita e una riduzione del consumo di bevande zuccherate (il Messico è uno dei primi consumatori al mondo di cola).
Se vuoi, posso spiegarti come funziona nei Paesi dove è già in vigore, oppure chi ci avrebbe guadagnato e chi perso se fosse entrata davvero in vigore.
Purtroppo la forte opposizione dell’industria alimentare ha spinto per i molteplici rinvii, come quest'ultimo del 14 ottobre 2025. A detta di chi fa le veci del settore alimentare italiano, sarebbero stati troppi i timori su occupazione e filiera, soprattutto nel nostro contesto economico e a causa dell'inflazione.
Non aver ceduto a pressioni di ordine ideologico e per aver compreso come gli interessi delle imprese coincidano con quelli del Paese.
Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare
In fin dei conti ci avremmo risparmiato. Avrebbe potuto spingere le aziende a ridurre lo zucchero nelle loro ricette o reso leggermente più convenienti le bevande senza zuccheri aggiunti. E di conseguenza avrebbe aiutato a contrastare l'obesità, il diabete e malattie cardiovascolari.
Se volete sapere come funziona in altri Paesi non dovete par altro che aspettare per la Parte 2 dell'articolo.

di
Federico Fumagalli
Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!


