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Perchè gli italiani non amano le auto elettriche? Un'intervista immaginaria a Sigmund Freud
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di Gabriele Porcari

Perchè gli italiani non amano le auto elettriche? Un'intervista immaginaria a Sigmund Freud

5 min.

La mobilità elettrica nel 2022 vede un calo del mercato auto del 27% ma, nello stesso tempo, un boom delle due ruote elettriche al +59%.

Alla domanda: compreresti un’auto elettrica? Gli italiani danno una risposta spesso negativa motivata dalle seguenti argomentazioni più comuni:

  • Costa troppo
  • Gli incentivi non sono sufficienti a coprire il divario di prezzo rispetto a un’auto a combustione
  • Le colonnine di ricarica non sono abbastanza distribuite e sufficienti
  • L’autonomia è troppo bassa, non adatta per me
  • Occorre troppo tempo per la ricarica
  • Non voglio obbedire all’imposizione “green”
  • Non mi soddisferebbe guidare un elettrodomestico

Ma se chiedessimo a Sigmund Freud la spiegazione psicologica dietro a queste motivazioni apparenti, lui cosa ci risponderebbe?

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colonnina ricarica auto elettriche - Elettronauti.it

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Chi è Sigmund Freud?

Sigmund Freud, fondatore della psicanalisi (Freiberg, Moravia, 1856 - Londra 1939) ha sviluppato una delle teorie più note, quella dell'inconscio, essa afferma che gran parte della nostra mente e dei nostri comportamenti siano influenzati da processi inconsci e repressi che possono essere rivelati attraverso l'analisi delle pulsioni sessuali. Secondo Freud, La motivazione delle decisioni e delle scelte umane è guidata da forze biologiche innate, come l'istinto sessuale, queste possono interagire con la cultura e l'ambiente influenzandone il comportamento e le scelte conseguenti.

Perchè gli italiani non amano le auto elettriche? Un'intervista immaginaria a Sigmund Freud | Elettronauti.it
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La mancanza di rumore dei motori elettrici potrebbe essere un elemento che disincentiva gli italiani dall’acquisto di un’auto elettrica?

Certamente, anzi, questa domanda mi permette di spiegare il tema pulsionale dell’eros legato all’acquisto di un’auto; in questo caso il “SUPER IO”, la nostra parte morale della personalità, quella assoggettata alle regole sociali, dal senso del dovere e conformismo.

Gli italiani sono, per tradizione, molto legati ai motori tradizionali e, come sappiamo, acquistando auto elettriche, pur potendo apprezzarne la silenziosità e i sibili digitali generati dal software, sono costretti a rinunciare alle vere sinfonie dei motori endotermici a quattro, sei, otto o dodici cilindri, questo non è un elemento da poco, soprattutto per gli appassionati. Bisognerebbe però andare oltre l’idea che sia solo la musica pura e semplice di un motore acceso ad appassionarli e legarli così tanto. ll rumore del motore non è passivo, ma funzionale al nostro modo di accelerare di dominarlo durante una curva o in rettilineo, siamo noi a farlo “cantare” come vogliamo. Questa possibilità di dominare e di modulare il suono del motore, soprattutto quando la sua intensità è legata in modo direttamente proporzionale alle nostre emozioni adrenaliniche, sviluppa una dipendenza, diventa qualcosa di irrinunciabile.

Facendo un’analisi psicologica voglio quindi introdurre il fatto importante che “l’urlo” del motore sia in realtà “l’urlo” del nostro “SUPER IO” che vorrebbe ribellarsi alle regole sociali, alla repressione delle leggi del quieto vivere, piatto e conformante che vanno spesso in diretto contrasto al nostro bisogno di esprimerci. Rinunciare al “canto del motore” significa rinunciare non solo alla nostra parte puramente trasgressiva ma anche alla possibilità di sentirci artisti liberi. Inconsciamente ed erroneamente soprattutto gli italiani pensano che acquistando un’auto elettrica Il loro “SUPER IO” rimarrebbe represso e sofferente, immerso in un silenzio conformante, senza poter emergere prepotentemente dal silenzio.

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Il motore di un’auto elettrica è in questa fase tecnologica non modificabile o elaborabile, questo incide secondo lei nella scelta di acquisto rispetto a un endotermico?

Ritengo che questa domanda sia forse la più interessante, qui entra in gioco quella parte psicologica che io chiamo “IO”, questa rappresenta la parte razionale e consapevole della personalità, il nostro lato lucido di cui andiamo fieri. E’ fuori dubbio che il motore elettrico sia frigido: non scalda, non urla, è sigillato... questa frigidità toglie quindi nei fatti l’opportunità di poter intervenire su di esso ed elaborarlo, tutte operazioni che gli italiani appassionati fanno per tradizione, una forma di dominazione della meccanica senza rinunciare al piacere di sporcarsi le mani. Anche in questo caso, l’inventiva italiana e la capacità di trasformare ed elaborare a propria immagine un oggetto rendendolo di fatto non più solo freddamente meccanico ma più vicino alla propria personalità di guida, appaga in modo inequivocabile le pulsioni legate all' ES primitivo, arcaico-pulsionale.

Ricordiamoci però che, prima di tutto, entra in gioco quella parte psicologica che io chiamo “IO” la più razionale e lucida della nostra personalità, quella che ci serve per entrare in un contatto intellettivo col mezzo, capirlo, interpretarlo per fargli dare il meglio durante la sua messa a punto. Un motore elettrico li priva di tutto questo, li spoglia di questa opportunità dal piacere di mettere alla prova la parte più intellettiva e razionale. Questo ingiustificato timore di repressione sviluppa in questo caso, purtroppo, resistenze all’acquisto, cancella quel significato simbolico che creerebbe un legame anche intellettivo oltre che passionale e sanguigno col mezzo, un legame che va oltre il puro piacere di guida.

Per concludere:

La cultura dell’auto è ancora molto legata al nostro ES primitivo, pulsionale e arcaico, l’auto elettrica ci sta liberando da tutto questo, ci propone una scelta diversa che ci permette di spostare il nostro piacere di guida verso nuovi concetti che spesso cozzano con le resistenze sviluppate in oltre 100 anni di motori endotermici. Il passaggio non sarà facile e immediato ma credo che a breve potremo già girarci indietro e, alla vista di un motore endotermico rivedremo, in un solo scatto, la fotografia tutti i nostri antichi limiti, proprio quelli che oggi ci paiono cosi insuperabili.


Voi cosa ne pensate?

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di

Gabriele Porcari

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