
di Gianfranco Franzoni
Pagare alla stazione di ricarica è ancora troppo complicato
Il pagamento alle colonnine di ricarica pubbliche continua a rappresentare uno dei principali punti critici dell’esperienza quotidiana con l’auto elettrica in Europa.
Non si tratta di potenza di ricarica o di autonomia, bensì di procedure frammentate e spesso poco intuitive. A confermarlo è la Charging Payment Study 2026 realizzata da Uscale, che analizza nel dettaglio abitudini, preferenze e livelli di frustrazione dei conducenti di veicoli elettrici.
Troppi metodi di pagamento
Dallo studio emerge come gli utenti utilizzino mediamente due o tre metodi di pagamento differenti.
Le soluzioni più diffuse restano le app di ricarica e le tessere RFID. Circa il 70% dei conducenti dichiara di usare regolarmente un’app, mentre oltre tre quarti fanno ricorso alle carte di ricarica.
Tuttavia, questi strumenti non risultano tra i più apprezzati.
In parallelo, solo una minoranza afferma di considerarli la scelta preferita.

Soluzione ideale, se funzionasse
Il divario tra uso reale e preferenze dichiarate diventa ancora più evidente osservando le soluzioni più evolute. Plug & Charge e il pagamento ad hoc, cioè senza registrazione preventiva, sono percepiti come più semplici ed efficaci. Circa il 40% degli intervistati indica Plug & Charge come opzione ideale. Nella pratica, però, la percentuale di utilizzo si dimezza. Una delle cause principali riguarda il fatto che il riconoscimento automatico del veicolo non garantisce sempre l’accesso alla tariffa più conveniente.

Una dinamica simile riguarda il pagamento diretto alla colonnina. La domanda è elevata, mentre la disponibilità resta disomogenea. In molti casi le soluzioni presenti rispettano formalmente i requisiti normativi, ma risultano poco chiare o macchinose. Di conseguenza, il beneficio per l’utente finale si riduce.
Inoltre, la varietà di sistemi disponibili tende ad aumentare la confusione invece del comfort.
Questo aspetto non è nuovo. Studi precedenti sulla soddisfazione legata alla ricarica pubblica avevano già evidenziato come i problemi principali non fossero tecnici.
Mancano standard condivisi e trasparenza sui prezzi. Spesso il costo finale diventa chiaro solo dopo l’avvio della ricarica. In altri casi, le tariffe di roaming fanno lievitare la spesa in modo inatteso.
Un ampia scelta non migliora l'esperienza
La Charging Payment Study 2026 rafforza questo quadro, mostrando che l’ampia scelta di metodi di pagamento non si traduce automaticamente in una migliore esperienza. Anzi, per molti utenti rappresenta un ostacolo aggiuntivo. Plug & Charge viene considerato una soluzione orientata al futuro, ma la sua affidabilità resta limitata a una parte delle infrastrutture, come ad esempio la rete Supercharger di Tesla. Gli altri diversi modelli contrattuali finiscono per complicare anche le operazioni più semplici, come collegare il cavo e avviare la ricarica.
Secondo Axel Sprenger, amministratore delegato di Uscale, il tema viene spesso sottovalutato. Un processo di pagamento complesso non genera solo frustrazione tra chi già guida un’auto elettrica. Può anche scoraggiare chi sta valutando il passaggio. Questa lettura coincide con altre analisi che descrivono il cosiddetto “labirinto della ricarica” come un freno concreto alla diffusione della mobilità elettrica.
Di conseguenza, semplificare i pagamenti potrebbe diventare un fattore decisivo in una fase in cui la crescita del mercato procede più lentamente rispetto alle aspettative iniziali. L’espansione dell’infrastruttura, da sola, non basta.
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A livello europeo, strumenti normativi come il regolamento AFIR spingono verso soluzioni di pagamento aperte e immediate. Tuttavia, l’applicazione concreta resta discontinua. Per il settore, questo significa che l’attenzione non dovrebbe concentrarsi solo sul numero di nuove colonnine installate. È altrettanto importante semplificare, armonizzare e rendere trasparenti i sistemi esistenti.
A tuo parere, la ricarica pubblica riuscirà davvero a diventare semplice quanto fare rifornimento, oppure la complessità dei pagamenti continuerà a rallentare la diffusione dell’auto elettrica?

di
Gianfranco Franzoni
Dinosauro, nell’automotive dalla nascita, da sempre attivo nella tutela ambientale. Con 50 auto ICE possedute, molte di grossa cilindrata, ho contribuito all’inquinamento ambientale, per la mia parte. Ora, riscatto! Promuovo la mobilità elettrica in tutti i modi possibili.


