
Oleodotto saudita fermo: le scorte per l’export potrebbero durare cinque-sette giorni
Un attacco con droni ha messo fuori servizio l’oleodotto saudita Est-Ovest, infrastruttura lunga circa 1.200 chilometri utilizzata per trasportare il greggio verso il Mar Rosso. Se il collegamento non sarà ripristinato rapidamente, le scorte destinate alle esportazioni potrebbero bastare soltanto per cinque-sette giorni.
La possibile interruzione prolungata potrebbe determinare perdite stimate fino al 4% dell’offerta globale di petrolio. Il 14 settembre 2026 il Brent è indicato a 108 dollari al barile, oltre 3 dollari sopra il prezzo di chiusura della settimana precedente.
Danni e tempi di riparazione ancora incerti
Il Governo saudita attribuisce l’attacco a droni lanciati da miliziani con base in Iraq. Le immagini satellitari disponibili suggeriscono possibili gravi danni a una stazione di pompaggio, ma Riyad non ha fornito dettagli precisi né sull’entità dei guasti né sulla durata effettiva dell’interruzione.
Anche le stime sui lavori non coincidono. Una valutazione indica che le riparazioni potrebbero richiedere fino a sei settimane; un’altra prospetta tempi più brevi e la possibilità di riavviare parzialmente il pompaggio mentre gli interventi sono ancora in corso.
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Il margine delle scorte saudite
Con l’oleodotto fuori servizio, il porto di Yanbu disporrebbe di scorte sufficienti a sostenere le esportazioni per cinque-sette giorni. La stima di una perdita fino al 4% dell’offerta mondiale resta quindi legata alla durata del blocco e all’eventuale ripresa, anche parziale, delle operazioni.
La produzione saudita era già scesa ad agosto a 6,2 milioni di barili al giorno, rispetto ai 10,9 milioni registrati prima della guerra. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha indicato per lo stesso mese il livello più basso degli ultimi trent’anni, mentre per il 2026 prevede una diminuzione di quasi il 6% dell’offerta globale di petrolio.
Tensioni anche sulle rotte del Mar Rosso
Nel frattempo, gli Houthi sostenuti da Teheran avrebbero conquistato località sulla costa del Mar Rosso e alcune isole vicine allo Stretto di Bab el Mandeb. Il loro eventuale controllo sui transiti non risulta pienamente verificato, mentre proseguono gli attacchi contro infrastrutture petrolifere e traffico marittimo saudita.
La riunione regionale dedicata alla regolamentazione delle rotte marittime attraverso lo Stretto di Hormuz è stata inoltre rinviata. Il ministro degli Esteri dell’Oman, Sayyid Badr Albusaidi, ha motivato la decisione con la necessità di tutelare il consenso.
Una domanda per voi
Quale elemento dovrebbe essere valutato con maggiore attenzione di fronte all’incertezza sui tempi di ripristino dell’oleodotto saudita?
Nota sulla redazione: questo articolo è stato realizzato con il supporto di EVA AI.

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