

di Federico Fumagalli
Model S e Model X fuori dal catalogo Tesla. Analisi sul futuro del marchio americano
Fa strano per gli amati del marchio americano. Fa strano anche per chi un giorno avrebbe sognato di possedere una Tesla Model S o perché no, una Model X. Sappiamo ormai che le due vetture che hanno spalancato a Elon Musk le porte dell’Olimpo dell’auto elettrica moderna sono destinate a diventare presto pezzi da museo, in quanto l'azienda ha deciso che prossimamente cesserà la loro produzione presso la Gigafactory di Fremont in California che, seguirà una riconversione per ospitare la produzione dei robot umanoidi Optimus (non Prime). E quindi fa strano aprire il sito italiano dell'azienda e non ritrovarsi in bella vista proprio lei. La Tesla Model S. Prima vera elettrica del marchio uscita nell'ormai lontano 2012. Per arrivare alla pagina che vede qui sotto non è difficile eh, basta selezionarla dal menu a tendina dei veicoli.

Ormai è chiaro da tempo che il focus dell'azienda sia altro. Non tirerei in ballo Elon Musk semplicemente per il fatto che ogni tanto ciò che fa' o dice sembra come mettere i bastoni fra le ruote all'azienda da lui portata all'apice dell'industria automobilistica mondiale. Probabilmente lui è troppo avanti con le idee ed i pensieri, il che è giusto per un amministratore d'azienda. Bisogna sempre pensare al futuro e mai al presente per essere pronti nel mondo che verrà. Ma bisogna in egual modo rimanere con i piedi nel presente per capire fino a quando conviene continuare con una strategia e quando iniziare ad attuare la nuova.
Troppo spesso infatti abbiamo visto Tesla anticipare i tempi, magari con azioni che spesso sembrerebbero azzardate, ma poi doverci ricredere nel capire che spesso chi azzarda vince. Questo non significa però che non ci possano essere degli scivoloni (ora li chiameremmo flop) come ad esempio l'estremo hype (aspettativa) generato con la presentazione del Cybertruck. Un prodotto sicuramente tanto innovativo quanto inutile nel panorama dei pick-up.
https://elettronauti.it/tesla-archivia-model-s-x-punta-robot-guida-autonoma/
Tesla, azienda produttrice di automobili
Tesla nasce nel 2003 a San Carlos, California, grazie a Martin Eberhard e Marc Tarpenning. Elon Musk, volto globale dell'azienda e spesso sinonimo stesso di Tesla, entra a far parte come investitore l'anno successivo, nel 2004. L'intento dell'azienda è chiaro e il nome legato a Nikola Tesla, il noto inventore, fisico ed ingegnere serbo ne è la prova: "accelerare la transizione del mondo all'utilizzo di fonti di energia rinnovabili". La nascita dell'azienda in quell'anno non fu un caso. Nel 2003 la General Motors aveva appena richiamato e distrutto le sue EV1. La storia di questo iconico modello di auto elettrica americana lo spieghiamo per filo e per segno in questo capitolo della nostra serie "Storia dell'auto elettrica", a cura di Alan Murarotto.
https://elettronauti.it/storia-auto-elettrica-parte-11/
L'ascesa della prima Roadster
Basti però sapere che la General Motors EV1 doveva essere l'elettrica per le masse. Un progetto abortito in corso d'opera dalla stessa Casa produttrice. Quindi chi meglio di due ingegneri che avevano già lavorato nello stesso ambito potevano ritentare l'impresa?
L'arrivo di Elon Musk portò nuova linfa al progetto oltre che gli investimenti necessari per portarlo avanti, e la prima creatura ad uscire dalla fabbrica di Tesla fu la prima Tesla Roadster nel 2008. Il progetto era "semplice", chiedere a Lotus di farsi produrre degli alianti, ovvero delle vetture senza componentistica per la trazione, e assemblare motore elettrico e batterie in loco.


Model S arriva per cambiare tutto
Nel 2009 l'azienda, trasferitosi di recente a Palo Alto, annuncia la Model S. Questa è la prima berlina elettrica di lusso della storia a essere prodotta in serie. Per mettere le mani su questo ritrovato di tecnologia bisognerà aspettare il 2012, anno di fine produzione della prima Roadster. Ma perché è come, se la Tesla che conosciamo oggi nasca dalla Model S e non dalla prima Roadster?
Molto semplicemente perché quello che l'azienda pianifica con l'avvento di Model S è un piano ben strutturato per portare la mobilità elettrica "nelle case" di tutti, e non solo un primo progetto che a distanza di 20 anni sembra sempre più come un'esperimento.
Model S è pensata per funzionare in simbiosi con un'ecosistema che prima d'ora non esisteva e che ancora oggi al di fuori del mondo Tesla non esiste.
L'auto è pensata come un oggetto unico e non come un'assemblaggio di parti, come ancora accade nella maggior parte dei prodotti elettrici che nel 2026 troviamo sul mercato. Un oggetto dove telaio, batteria, inverter, BMS, motori, infotainment e software sono una cosa sola. E questa filosofia è la stessa che Tesla evolve e si porta dietro da allora. Il progetto per funzionare deve essere efficiente, e per essere efficiente deve essere economico ed integrato. Non è un caso se Tesla da allora ha sempre cercato di prodursi la maggior parte dei componenti in casa. Meno acquisti meno spendi e più controllo hai sul progetto, oltre al non dover dipendere alle tecnologie altrui (un po' il problema che l'Europa ha recentemente "scoperto" di avere nei confronti della Cina).
Nasce la rete Supercharger
Nel 2012 nasce ufficialmente anche la rete Supercharger di Tesla. Un altro tassello fondamentale per l'espansione della mobilità elettrica, che negli anni è diventata non solo una rete che conta più di 75.000 colonnine ad alta velocità installate in tutto il mondo, di cui più di 1.000 in Italia, ma anche quella che probabilmente è la più affidabile. Tesla infatti ha fatto della sua rete di ricarica un punto di forza nei primi anni, potendo fornire ai sui clienti:
- ricariche veloci in location comode
- un servizio funzionante e affidabile quasi al 100%
- ricarica riservata ai soli proprietari Tesla
- prezzi della ricarica molto convenienti
- in alcuni casi la ricarica è gratuita (promozioni o veicoli particolari)
Oggi invece la ricarica è aperta a tutti e presenta ancora dei prezzi altamente concorrenziali, soprattutto in Italia, dove caricare è un giungla e sembra addirittura ostacolato da governo e operatori energetici che fanno cartello con prezzi che scoraggiano chi vorrebbe fare il passaggio.
https://elettronauti.it/tesla-supercharger-tariffe-aggiornate/
Gli ultimi tasselli: il software, le batterie e l'energia
Le auto ci sono e le colonnine ad alta potenza per caricare ci sono. Che cosa manca? Un software che gestisca il tutto insieme.
Ad oggi non c'è Apple CarPlay o Android Auto che tenga. Avere un software solo che gestisce l'auto, la navigazione e le ricariche in modo semplice è un plus non da poco. La parola chiave infatti rimane integrazione. Già perché l'azienda inizia ad ampliarsi a partire dal 2014 iniziando a prodursi le batterie nella sua nuova fabbrica a Reno in Nevada, rinominata in Gigafactory Nevada o solo Giga Nevada. E da qualche tempo aveva già iniziato a specializzarsi nella produzione di cellule fotovoltaiche e pannelli solari.
Con una semplice app il cliente avrebbe potuto vedere lo stato della vettura, il conto per le ricariche (Tesla Supercharger) effettuate fuori casa, l'energia che stavano producendo i suoi pannelli fotovoltaici (Tesla Solar Roof) e lo stato della batterie di accumulo (Tesla Powerwall) che da lì a poco avrebbe potuto acquistare. Il tutto nasceva dalla visione geniale e d'insieme del suo CEO, Elon Musk, che vedeva un futuro in cui l'auto è connessa insieme all'abitazione ed il tutto è sostenibile da un punto di vista ambientale ed economico.
Model X
Nel 2012 viene presentata e nel 2015 fa il suo debutto negli showroom. Model X ammalia per il suo non voler essere un SUV come tutti gli altri e lo dimostrano le sue portiere ad ali di falco che permettono di poter parcheggiare anche in posti angusti senza problematiche per gli occupanti dei passeggeri posteriori. Insieme alla Model S porta il comfort e le prestazioni su auto elettriche di una certa grandezza (circa 5 metri) rimanendo ad un prezzo accessibile ai più abbienti (~100.000 €), senza andare ad intaccare segmenti in cui rientrano i normali acquirenti delle supercar o delle auto che strizzano l'occhio solo al lusso.

Questo mastodontico SUV, caratterizzato da un'ampia spaziosità interna e di carico, è stata oggetto di alcuni restyling negli anni, insieme alla Model S. Oltre a migliorare l'estetica degli esterni e dell'interno, le due ammiraglie di Tesla hanno sempre garantito un alto livello di lusso percepito e ricerca nel design minimal che le contraddistingue dagli altri marchi. Ma è sempre stato il prezzo elevato a non garantirgli di penetrare fortemente nel mercato. Congiuntamente c'è da dire che anche Tesla non aveva capacità produttive adeguate ad una eventuale domanda più alta. Questo scoglio è stato superato in quella che potremmo chiamare la fase 2 di Tesla...
Model 3 e Model Y
Tecnicamente l'azienda è giovanissima, quasi appena nata se confrontata con il resto del panorama automobilistico globale capeggiato dalle varie Toyota, Ford, PSA (Gruppo Peugeot, ora in Stellantis), PSA (Gruppo FIAT Chrysler, ora in Stellantis), BMW, Mercedes e Volkswagen. Ma l'ambizione di Tesla e la visione di Elon Musk sono come un fiume in piena di idee. Come poteva Tesla "accelerare la transizione del mondo all'utilizzo di fonti di energia rinnovabili" con dei veicoli che potevano permettersi in pochi?

La soluzione a questa importante domanda è da vedersi con l'annuncio di Model 3 nel 2016 e nell'arrivo delle nuove Gigafactory di Shanghai, Cina, e di Berlino, Germania. Arrivata con grande difficoltà ai primi acquirenti nel corso del 2017, la Model 3 era tutto quello che un possibile acquirente di Tesla e di un auto elettrica potesse volere. Una versione leggermente più compatta (4,7 metri) della Model S, ma con un prezzo che idealmente avrebbe dovuto abbracciare le masse grazie ad un listino a partire dai 30.000 $ (ad oggi circa 25.000 €). Sappiamo benissimo che ci furono problemi produttivi nelle prime fasi e che non fu tutto rose e fiori, ma la Model 3 arrivò ed effettivamente Tesla riuscì nell'impresa di rivoluzionare per la terza volta consecutiva il mercato dell'auto globale.
Se la prima Roadster fu il primo esempio / esperimento di auto elettrica veloce e accattivante, la Model S aveva portato un nuovo approccio sostenibile ed integrato alla mobilità globale, ma la Model 3 l'aveva effettivamente resa una rivoluzione per tutti. Ricordo come se fosse ieri quando adocchiavo le prime Model S che vedevo passare per strada (in Italia). Ad oggi rimane comunque difficile veder passare una Model S o Model X se non si vive in zone troppo trafficate o a Milano e Provincia, ma rimane comunque più facile che incrociare una Ferrari o una Lamborghini, tanto per capirci. Invece dal 2018 e 2019 siamo stati invasi dalle Model 3. Sono inconfondibili e non passavano mai inosservate, ora invece fanno parte della normalità e non sembra più di fissare una specie aliena.
Model Y, annunciata nel 2019 e arrivata l'anno seguente, è riuscita nel corso di qualche anno a diventare anche l'auto più venduta dell'anno tra tutte le motorizzazioni nel 2023. Ed in poco tempo è diventata anche l'auto più apprezzata dell'azienda di Palo Alto che nel frattempo ha ri-spostato la sua sede ad Austin, Texas. Anche qui il successo di questa vettura non fu frutto del caso, visto che la categoria dei SUV è quella più apprezzata a livello mondiale dalla maggior parte dei consumatori.
Ad oggi Model 3 e Model Y si pongono come i punti di riferimento nelle rispettive categorie per la tecnologia che offrono, per efficienza, per prestazioni, ma soprattutto come qualità-prezzo.
E proprio su quest'ultimo punto di vista mi soffermerei. Come ha fatto un'azienda che ha all'attivo 5 modelli di cui un semi-prototipo (la prima Roadster) a raggiungere l'apice della sua categoria così in fretta? La risposta risiede proprio nell'integrazione verticale di cui parliamo fin dall'inizio. In poco tempo, con le scommesse e gli azzardi corretti è riuscita dove tutti gli altri hanno fallito.
https://elettronauti.it/tesla-model-y-auto-piu-venduta-al-mondo-nel-2023-sorpassa-la-corolla/
Toyota lavora da più 30 anni su batterie, motori elettrici e auto ibride. Ma hanno fallito il passaggio all'elettrico nonostante pensassero di arrivare tranquillamente in pompa magna con anni di ritardo. Ford e General Motors sono vittime di una politica americana incostante che non permette forse di investire in maniera continuativa. In Europa invece, nonostante una via segnata da anni verso la fine dei motori a scoppio nel 2035, si continua a spingere la vendita dei modelli non elettrici a causa di prezzi troppo elevati rispetto alla concorrenza cinese che spinge per "colonizzare" il vecchio continente.
S3XY CARS?
Era ormai noto che il nome dei modelli delle Tesla non fosse casuale. Sotto la guida del designer Franz von Holzhausen (noto per aver lavorato in Volkswagen ai progetti Microbus e New Beetle, in General Motors a Saturn Sky e Pontiac Solstice, ed infine in Mazda alle concept car Kabura e alla futuristica Furai) sono nate le prime quattro vetture Model S, Model 3 (doveva chiamarsi Model E in origine), Model X e Model Y. Tutte caratterizzate da un design semplice e filante ma caratteristico.

A seguito si intravede un nuovo corso più futuristico e che in certi casi tenderà a dividere il pubblico tra chi ha amato i suoi design e chi li ha odiati. Andando non in ordine cronologico è doveroso parlare del Tesla Cybertruck e del Tesla ATV. Il design squadrato ha diviso il pubblico, mentre le gaffe durante la presentazione con la doppia rottura dei vetri "infrangibili" dei finestrini ha fatto sorridere. Il progetto avrebbe dovuto generare numeri da capogiro, soprattutto in Nord d'America, ma così non è stato se non nella fase dei preordini. Il piccolo ATV (All Terrain Vehicle o quad) era stato presentato in contemporanea nel 2019 come accessorio dell'imponente pick-up da 6 metri di lunghezza.

Il Cybertruck è in vendita dal 2023 e ha visto per più volte una revisione al ribasso dei volumi produttivi presso la nuova Gigafactory di Austin, Texas. Il cosiddetto Cyberquad invece non è mai stato veramente prodotto se non in una versione più piccola come giocattolo per bambini.


La Tesla Roadster di nuova generazione è un punto interrogativo che a breve potrebbe trovare una risposta. A lungo rimandata, potrebbe essere effettivamente presentata (anzi ri-presentata) nel corso di quest'anno. Nonostante il primo annuncio fu del 2017, con annessi test-drive, rappresenterebbe per Tesla "l'ultima vera auto che guiderete", e il perché lo vedremo dopo. Promette accelerazioni da Formula 1 ed un prezzo contenuto, si fa per dire, intorno ai 200.000 $ (circa 170.000 € al cambio). Il motivo dei tanti ritardi lo potremmo però associare a due fattori: i ritardi nella produzione delle fantomatiche celle 4680 di Tesla e le prestazioni eccessive della Tesla Model S Plaid che tocca i 100 km/h in appena 2,1 secondi, andando a scontrarsi con quelli che erano i dati ufficiali della Roadster nel 2017.
Infine c'è il Tesla Semi, ovvero un trattore stradale che nell'idea di Tesla dovrebbe cambiare il modo in cui si dovranno spostare le merci su gomma. Presentato anch'esso nel 2017 insieme alla Roadster è entrato in produzione nel 2022 e si porta in dote i nuovi caricatori Megacharger di Tesla con potenze di picco superiori al megawatt (1,2 megawatt per l'esattezza).
https://elettronauti.it/tesla-roadster-nuovo-marchio-profilo-aggiornato/
Tesla, azienda produttrice di emozioni
Da tempo Tesla è impegnata sulla guida autonoma completa (FSD o Full Self Driving). Per intenderci è quella funzione a pagamento che costava poco meno di 10.000 € in fase di ordine e che d'ora in poi sarà forse solo in abbonamento, così come tutto oggigiorno. Quella stessa funzione che era prevista inizialmente per il 2018, esattamente come la prima Starship su Marte. Forse il problema di Tesla è sempre stato questo: l'ottimismo di Elon Musk. Spesso associato dai detrattori come un venditore di sogni da televendite, e non come i più grandi visionari della storia. Assomiglia alla storia di Steve Jobs, anch'esso visto spesso come un contorno, un venditore di fumo che lasciava cucinare l'arrosto a Steve Wozniak, come se la mente valesse meno della mano.
Autopilot, Full Self Driving e Tesla Cybercab
Non siamo qui oggi per elogiare la figura di Elon Musk, che rimane senza ombra di dubbio un personaggio controverso, soprattutto quando parla d'altro che non delle sue aziende. Siamo qui a cercare di capire cosa vuole diventare Tesla nel futuro prossimo. E una risposta ce l'ha dà direttamente Tesla con il programma Robotaxi, già avviato in alcune città americani quali Austin, San Francisco e Las Vegas.
Non ci sono ancora in giro i Tesla Cybercab annunciati nel 2024, ma in questo 2026 è appena iniziata la produzione in serie dell'auto senza volante. Ufficialmente proprio il Cybercab sembra aver preso il posto di quella che sarebbe dovuta essere la vera auto elettrica economica di Tesla (la cosiddetta Model 2 o Model Q) che invece sembra essere stata accantonata come progetto cancellato.
E qui ci rifacciamo alla nuova Tesla Roadster. Se davvero Tesla non ha più intenzione di vendere altri modelli di auto in futuro, allora sì che la Roadster risulterebbe come l'ultima auto [Tesla] che potremmo mai guidare. Il Cybercab non è pensato per essere guidato ed infatti non ha né volante né pedali. Ma per portarti effettivamente da A a B, esattamente come già migliaia di Tesla fanno grazie alla funzione di Full Self Driving.
https://elettronauti.it/elettrowiki-robotaxi/
In Europa stiamo ancora aspettando nuove regolamentazioni, ma oltreoceano sembrano già più avanti. Già oggi infatti è possibile convertire la propria Tesla in un "taxi" privato in cui è possibile viaggiare senza guidare attivamente. Basta scegliere la destinazione sul tablet centrale e premere sul pulsante di guida autonoma. Il futuro in alcune parti del mondo è già presente. Magari domani anche noi non avremmo più bisogno di auto che ci lasciano guidare, ma penso dipenda da quanto saranno democratiche queste auto a guida solo autonoma.
Grok e xAI

Democratica sembra esserlo l'intelligenza artificiale. Tra le aziende di Elon Musk figura anche xAI, ora sussidiaria di Space X, che si occupa proprio di intelligenza artificiale grazie al suo prodotto di punta: Grok. Da qualche mese è disponibile anche in Italia e sfida direttamente realtà consolidate come ChatGPT e Gemini. E sempre di recente, è stato guarda caso integrato nelle Tesla, anche in Italia, e permette di azionare l'assistente vocale direttamente dal volante o dal tablet per eseguire semplici funzioni... ad esempio chiedere di portarci ad una destinazione e lasciar fare tutto all'auto...
Optimus prenderà il posto di Model S e Model X a Fremont
Cosa succede ad unire il concetto di un'auto che si guida da sola con un'intelligenza artificiale o assistente vocale? Per Tesla la risposta è il robot umanoide Optimus. Da anni ormai l'azienda texana mostra tra alti e bassi le capacità di questo robot che al momento non sembrano così avanzate ma che non mettiamo in dubbio che un domani lo siano.
In una selva di robot cinesi che eseguono script incartandosi e cadendo da soli ad oggi si salva forse solo Boston Dynamics, azienda che è passata anche sotto le grinfie di Google, ma che dal 2020 fa parte del Gruppo Hyundai.
Ma se da una parte Boston Dynamics progetta e robot per usi specifici, Tesla con Optimus vuole creare un robot che possa fare qualsiasi cosa. Da piegare delle magliette (video qui) a servire dei popcorn (video qui) oggi, ma che un domani possa essere utilizzato tranquillamente in fabbrica oppure come aiuto casalingo a chi ne ha bisogno. E su questo non vuole farsi trovare impreparata. Già oggi Tesla sta in parte subendo l'avanzata dei cinesi nel campo delle auto elettriche, e seppure queste solo raramente raggiungono l'efficienza delle Tesla, il campo della robotica è un campo nuovo un po' per tutti.

Se vi state chiedendo cosa centrino le auto elettriche, la guida autonoma e xAI in Optimus è presto detto. Il cuore pulsante di Optimus altro non è che un processore normalmente montato nelle loro auto. Nel corso delle generazioni di Optimus mostrate al pubblico è stato aggiornato nelle specifiche esattamente come Tesla aggiorna le sue vetture di tanto in tanto. Inoltre il sistema di navigazione sfrutta sensori e telecamere esattamente come lo fa l'auto. Il famoso Tesla Vision che permette alle auto di individuare gli oggetti e guidare è lo stesso che "guida" Optimus tra scaffali e persone.
Scelta sensata o irrazionale?
Visti gli azzardi che sono stati fatti in passato e che normalmente hanno prodotto dei risultati, ci verrebbe da dire che se Tesla ha pensato di stravolgere quella che fino a qualche anno fa sarebbe sembrata la scelta più condivisa, ovvero iniziare la produzione di quella che sarebbe dovuta essere la Tesla più economica di sempre e che avrebbe portato all'apertura di una nuova Gigafactory in Messico o in India, e virare sui robot, forse più di una ragione ce l'ha. D'altronde in questi anni abbiamo visto Elon Musk "impazzire" buttandosi in politica. Abbiamo visto nascere la guerra dei dazi mondiali, auto elettriche o non auto elettriche. Abbiamo anche visto il prezzo delle Tesla calare a tal punto da chiederci quanto serva veramente un Tesla più economica se si può avere una Model 3 ad un prezzo soddisfacente, soprattutto visti gli aumenti dei prezzi di tutti gli altri costruttori e per tutte le motorizzazioni. Poi bisogna guardare al futuro. La guida autonoma per certi versi è il presente oggi negli Stati Uniti e in futuro la sarà anche in Europa. Di conseguenza il Tesla Cybercab si pone come anello di congiunzione tra chi vuole un mezzo, meglio se ecologico, e che lo scarrozzi in giro senza preoccuparsi di patenti, guidare o altre problematiche. Optimus rimane invece un progetto nettamente più "fumoso". Ad oggi non è nulla di più che un qualcosa da esibire o mettere in vetrina, ma domani?
E se a qualcuno piacesse ancora guidare invece? Io rientro in questa schiera. Sia chiaro, inneggio alla guida autonoma. Perché non tutti hanno voglia di guidare sempre. Per andare al lavoro non ho per nulla voglia di guidare nel traffico. Al posto che cercare parcheggio a Milano mi piacerebbe che l'auto si parcheggiasse da sola altrove. Però mi piacerebbe sapere che un'auto più in linea con le tasche di tutti venisse sviluppata. Oppure semplicemente di un segmento più vicino all'utilizzatore medio europeo. Ecco, forse sarò un nostalgico, ma non mi sembra che il Cybercab possa oggi essere la scelta migliore per un giovane o per una famiglia. Ad oggi le vetture migliori per questi casi potrebbero essere tranquillamente Model 3 e Model Y. Ed infatti queste auto rimangono nel catalogo di Tesla. Non rimangono però quelle che hanno fatto la storia del marchio. Ma se la Model X è sempre stata vista come un modello di nicchia, la lacrimuccia scende invece nei confronti della Model S. Un modello che nella collettività è stato spesso accumunato alla prima auto elettrica che avesse un senso acquistare ed oggi al massimo potenziale per tecnologia e prestazioni che Tesla potesse offrire. Ecco forse l'unico risvolto positivo è che senza una Model S Plaid finalmente vedremo la tanto attesa Roadster.
Non sono solo i bassissimi volumi di vendita che oggi hanno le due ammiraglie di Tesla ad aver portato alla cessata produzione di Model S e Model X. Ha veramente ancora un senso acquistare uno di questi due modelli nel 2026? Model 3 e Model Y riescono in parte ad offrire quello che un tempo offrivano Model S e Model X?

di
Federico Fumagalli
Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!
