
di Andrea Cornali
Microimprese e auto elettriche, quali agevolazioni nel nuovo decreto
Gli incentivi auto elettriche 2025 stanno facendo molto discutere, perché aprono scenari nuovi non solo per i privati ma anche per le microimprese.
Il decreto pubblicato l’8 settembre sulla Gazzetta Ufficiale porta con sé regole precise, cifre importanti e un’interessante possibilità legata alla doppia omologazione. Ma procediamo con ordine.
Fatta la legge, trovato l’inganno
Come si suol dire, “fatta la legge, trovato l’inganno”, inganno in senso buono, sia chiaro, perché non c’è nulla di illecito. Con il nuovo decreto incentivi, il governo ha fissato due grandi categorie di beneficiari.
Da una parte ci sono i privati con ISEE fino a 40.000 euro. Per loro il contributo varia tra 9.000 e 11.000 euro, a patto di acquistare un’auto elettrica nuova con prezzo massimo di 35.000 euro al netto di IVA e optional (42.700 euro con IVA).
Dall’altra parte troviamo le microimprese, cioè realtà con fatturato o bilancio non superiore a 2 milioni di euro. In questo caso il bonus è più sostanzioso, fino al 30% del prezzo di listino, con un tetto massimo di 20.000 euro, i veicoli incentivati sono gli autocarri N1 (fino a 3,5 tonnellate) e N2 (tra 3,5 e 12 tonnellate), e l’impresa non deve aver già ricevuto troppi aiuti pubblici secondo le regole “de minimis”.
Un vincolo è comune: la residenza o la sede devono trovarsi in un comune appartenente alle aree urbane funzionali (FUA).
La doppia omologazione, l’opzione autocarro
Ed ecco che entra in gioco la cosiddetta “opzione autocarro”. Alcuni modelli elettrici vengono infatti proposti con doppia omologazione, sia come autovettura sia come autocarro.
Questo dettaglio tecnico può sembrare marginale, ma in realtà apre la porta a una platea molto più ampia di potenziali beneficiari.
Se nella definizione di microimpresa rientrassero non solo le aziende con meno di dieci dipendenti, ma anche i liberi professionisti con partita IVA, allora avvocati, medici, ingegneri, architetti, notai e giornalisti potrebbero sfruttare l’incentivo, un vero esercito di partite IVA che potrebbe rendere più incisiva la misura.
I professionisti sono davvero microimprese?
La risposta arriva dal diritto europeo. L’articolo 2, punto 9, del regolamento (UE) 2023/955 definisce impresa “qualsiasi entità che eserciti un’attività economica”.
Dentro questa definizione rientrano anche le attività individuali e i professionisti, purché rispettino i limiti dimensionali: meno di dieci addetti e fatturato annuo sotto i 2 milioni di euro.
Quindi, un professionista può essere considerato a tutti gli effetti una microimpresa, resta comunque necessario attendere le circolari applicative dell’Agenzia delle Entrate, che chiariranno i dettagli pratici.
I modelli già disponibili
Alcune case hanno già colto l’opportunità, la Volvo EX30 Van, ad esempio, differisce dalla versione passeggeri solo per un posto in meno e una grata divisoria.
Anche la Renault Scenic, la Dacia Spring e la Citroën e-C3 Van hanno versioni a omologazione doppia.
Inoltre, secondo indiscrezioni, altri costruttori stanno lavorando alla riomologazione di modelli elettrici esistenti per sfruttare questa possibilità.
Il mercato dei veicoli commerciali elettrici offre oggi diverse opzioni per chi cerca un mezzo sostenibile. Citroën propone la ë-Berlingo e la ë-Jumpy. FIAT mette a disposizione l’E-Doblò e l’E-Scudo, mentre Ford offre l’E-Transit Custom.
Tra le proposte di MAN e Maxus troviamo il Maxus e-Deliver 3. Mercedes-Benz entra nel mercato con l’eCitan, mentre Nissan propone la Townstar EV.
Opel offre diverse soluzioni: il Combo-e e il Vivaro-e, mentre Peugeot dispone dell’e-Partner, dell’e-Expert e dell’e-Boxer, più grande. Renault propone il Kangoo E-Tech, mentre Toyota completa il panorama con il ProAce City Electric.

Il nodo della rottamazione
C’è però un ostacolo importante, per accedere all’incentivo serve rottamare un veicolo della stessa categoria, omologato fino a Euro 5, in altre parole, un professionista potrà ottenere il bonus solo se ha un autocarro N1 da rottamare.
Altrimenti resta una strada alternativa, acquistare un veicolo commerciale usato, tenerlo per almeno sei mesi e poi rottamarlo. Una strategia non immediata, ma che potrebbe aprire la porta al contributo entro il 30 giugno 2026.
Criticità e punti da chiarire
Non mancano i dubbi interpretativi, la norma parla di “primo intestatario da almeno sei mesi”, una formula che ha generato perplessità. Probabilmente si riferisce ai mezzi cointestati, ma serviranno chiarimenti ufficiali.
Oltre a questo, bisogna considerare la diversa gestione di un autocarro rispetto a un’auto passeggeri, non può trasportare bambini, ha assicurazioni più costose e un valore futuro meno prevedibile.
Fondi e scadenze
Gli incentivi saranno disponibili fino al 30 giugno 2026, ma con un’importante scadenza intermedia, eventuali acquisti di veicoli usati da rottamare devono avvenire entro il 31 dicembre 2025.
C’è quindi il rischio di una corsa contro il tempo, aggravata dal timore che i fondi possano esaurirsi rapidamente.
In definitiva, gli incentivi 2025 offrono alle microimprese e ai professionisti una concreta opportunità per passare all’elettrico.
La doppia omologazione potrebbe allargare la platea, ma restano criticità legate alla rottamazione, ai costi di gestione e alla chiarezza normativa.
Credete che l’opzione autocarro renderà davvero più accessibili gli incentivi per professionisti e piccole imprese?
di
Andrea Cornali
Il mio interesse per il mondo elettrico è nato nel 2020, anno in cui ho iniziato a collaborare con Matteo. Da allora, la mia passione è cresciuta costantemente. Nel 2021, ho abbandonato la mia auto termica per passare a un veicolo elettrico. Ora, sono entusiasta di condividere la mia conoscenza in questo settore. Ogni giorno, cerco di combinare la mia passione per la tecnologia e l'attenzione per l'ambiente per contribuire in modo positivo al mondo che ci circonda.


