

di Emanuele Oggioni
L'elettrico in Borsa | Tesla fa +22%
Tesla festeggia i risultati del terzo trimestre e il primo outlook sul 2025: il titolo è salito di circa il 22% in borsa, in un solo giorno, da 213 a 260 dollari per azione. In altre parole, la valutazione della società è salita di circa 150 miliardi di dollari (e sottolineiamo, miliardi e non milioni di dollari) a circa 836 miliardi di dollari complessivi alla chiusura del 24 ottobre.
I motivi del balzo
La presentazione dei conti del terzo trimestre del 2024 è stata positiva, in quanto dopo due trimestri in calo di vendite e profitti, Tesla ha registrato i migliori risultati da oltre un anno. Il costo per veicolo è sceso ai minimi storici a soli 35,1 mila dollari, portando l’EBITDA (il margine operativo lordo, in italiano) a 4,7 miliardi di dollari (ossia +24% anno su anno) per un margine di profittabilità sui ricavi del 18.5% dal 16,1% del Q3 2023 e del c. 15% medio nei primi sei mesi dell’anno. L’utile netto è aumentato del 17% a c. 2,2 miliardi, anch’esso sopra le attese degli analisti. Il margine operativo netto (EBIT in inglese) è salito al 10,8% contro il 7,6% di un anno prima e rispetto al c. 6% medio dei primi due trimestri dell’anno corrente. La cassa lorda di Tesla è salita a ben 33,6 miliardi di dollari, grazie ad un free-cash flow (generazione di cassa operativa) di 2.7 miliardi nel solo terzo trimestre.
Ma il principale e vero motivo è stato il positivo outlook sul 2025: Elon Musk affermato che le vendite delle auto cresceranno del 20-30% nel 2025 (contro le attese del mercato di +10/12%) e che l'azienda continuerà a lavorare su un'auto elettrica più accessibile (25-30mila dollari il prezzo ipotizzato della famosa quanto tanto attesa Model 2), riducendo i costi per migliorare i margini di profitto.

Il titolo in Borsa
La reazione poderosa del titolo è stata dettata, in primo luogo, dalle ricoperture di chi era andato short sul titolo prima dei risultati, scommettendo su un altro trimestre debole e sulla non convincente presentazione del Robotaxi.
Ricordiamo che andare short significa vendere il titolo da parte di chi specula su una ulteriore discesa del prezzo per poter poi ricomprare a livelli più bassi e quindi chiudere l’operazione realizzando un guadagno.
Nel gergo borsistico, si chiamano “bears” (ossia “orsi”, in contrapposizione ai “tori” che sono rialzisti). Questa volta, i poveri orsi si sono bruciati le mani, in quanto sostenevano che Tesla stava fondamentalmente cercando di regalare i propri veicoli tramite offerte di incentivi e finanziamenti.
Evidentemente, i risultati pubblicati nel trimestre hanno sconfessato queste tesi negative, dando ragione ai “tori”.


Cosa aspettarci ora dal 2025 di Tesla?

di
Emanuele Oggioni
Analista finanziario, curioso di natura, Tesla owner e appassionato di e-mobility.

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