

di Emanuele Oggioni
Italia-Cina, collaborazione nella mobilità elettrica
Si è appena concluso il viaggio della premier italiana Giorgia Meloni in Cina, nell’ambito del Business Forum Italia-Cina organizzato a Pechino, dove ha incontrato i massimi esponenti politici del Paese. Al Forum hanno partecipato i rappresentanti di oltre 100 aziende e associazioni di categoria italiane e cinesi, tra le quali Eni, Snam, Prysmian, Leonardo, Iveco, Fincantieri, Pirelli, Intesa e Generali.
Da un lato, l’Italia chiede investimenti cinesi nella Penisola, dall’altro la Cina è contro il protezionismo europeo.
L’Italia può diventare una destinazione sempre più competitiva, ossia in grado di attrarre le imprese globali. In Cina è stato sottoscritto un memorandum di collaborazione industriale che comprende anche dei settori strategici come la mobilità elettrica e le rinnovabili. Il presidente Meloni ha annunciato “un Piano d’azione per il rafforzamento del Partenariato strategico globale” (2024-2027) tra Italia e Cina e “sei intese relative alla collaborazione industriale, alla tutela delle indicazioni geografiche, alla sicurezza alimentare, all’ambiente e all’istruzione”.

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Basta guerra dei dazi
Proprio nel momento del duro confronto tra i burocrati di Bruxelles e i produttori di BEV cinesi, per i dazi UE alle importazioni di veicoli elettrici cinesi, persino sui biocarburanti, e le indagini sulle forniture di turbine eoliche e pannelli solari, Italia e Cina cercano di migliorare i rapporti economici e commerciali, senza guerre economiche, sanzioni che danneggiano entrambi i Paesi. Uno dei principali obiettivi della missione italiana è quello di colmare il divario negli investimenti: quelli “cinesi in Italia sono oggi circa un terzo di quelli italiani in Cina”, ha sottolineato la premier Meloni. Il premier cinese Li ha confermato che Pechino “sostiene le aziende cinesi che investono in Italia”, augurandosi tuttavia che “l’Italia fornisca un ambiente commerciale equo, sicuro e non discriminatorio per le aziende cinesi”, perché “il protezionismo non può proteggere la competitività e solo l’apertura e la cooperazione possono portare benefici reciproci”. Li ha auspicato “un rafforzamento della cooperazione tra Italia e Cina in settori come la cantieristica navale, l’aerospazio, le nuove energie e l’intelligenza artificiale”.
Tutti in Cina
Le visite dei premier europei non sono infrequenti: anche il cancelliere tedesco Scholz e il presidente francese Macron si sono recati in Cina quest’anno per preservare gli accordi economici. Per quanto riguarda l’Italia, invece, a parte l’attuale visita della premier Meloni, l’ultimo viaggio ufficiale di un presidente del Consiglio italiano in Cina risale a oltre 5 anni fa. Ricordiamo invece le ricorrenti visite di Elon Musk. Il suo ultimo viaggio a fine aprile ha fatto salire le azioni di Tesla del 15% in un solo giorno, il 29 aprile, grazie al fatto che il governo cinese ha dichiarato che avrebbe sostenuto il lancio della tecnologia di assistenza avanzata “a guida autonoma”.
Quale sarebbe la soluzione più equa per l'Italia secondo Voi?

di
Emanuele Oggioni
Analista finanziario, curioso di natura, Tesla owner e appassionato di e-mobility.


