

di Federico Fumagalli
Italia fanalino di coda sul benessere dei polli. Chi fa meglio? Ikea!
Il tema del benessere animale è sempre più centrale nel dibattito pubblico, soprattutto quando si parla di filiera alimentare e grande distribuzione. In particolare, la condizione dei polli allevati per il consumo umano solleva interrogativi etici, ambientali e di trasparenza che coinvolgono direttamente le grandi catene di ristorazione e fast food presenti in Italia.
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Benessere polli: la fotografia italiana tra ristoranti e fast food
In Italia la situazione del benessere dei polli nella ristorazione e nei fast food resta gravemente indietro rispetto ad altri Paesi europei. Secondo il report The Pecking Order 2025, analizzato da Il Fatto Quotidiano, su 81 aziende esaminate per le politiche di welfare animale, solo una catena italiana, Ikea, ha comunicato impegni pubblici significativi per migliorare le condizioni di allevamento e trattamento dei polli nella sua filiera.
L’analisi mostra come molti gruppi internazionali presenti nel nostro Paese, tra cui Autogrill, Burger King, KFC, McDonald’s, Starbucks e Subway, non offrano adeguate comunicazioni o piani concreti per migliorare il benessere dei polli destinati alla produzione di carne.
Questo posiziona l’Italia penultima nella classifica europea, superando solo Romania e fermandosi al 16% nei criteri di valutazione complessivi.
Il report prende come riferimento criteri condivisi a livello internazionale, simili a quelli dell’European Chicken Commitment (ECC): densità di allevamento ridotta, uso di razze a crescita più lenta, arricchimenti ambientali e metodi di stordimento più umani. Le aziende che li adottano riescono a garantire ai polli un’esistenza meno stressante e più vicina alle loro esigenze naturali.

Il ruolo di Ikea e la lentezza degli altri
Tra tutte le insegne analizzate, Ikea emerge come l’unica con impegni effettivi e trasparenti circa il benessere dei polli nella filiera: un passo che la distingue nel contesto italiano. Negli altri Paesi europei, come Francia, Svezia o Danimarca, varie catene (incluse alcune presenti anche in Italia) hanno adottato politiche più ambiziose e trasparenti sul tema.
Questo divario sottolinea un problema strutturale: gran parte delle grandi catene non rendono pubblici o non perseguono con decisione obiettivi di welfare animale per i polli. Ciò non solo influenza negativamente l’immagine delle aziende, ma limita anche le possibilità per il consumatore di fare scelte informate consapevoli del trattamento che questi animali ricevono prima di finire nel piatto.
Nel contesto europeo, il ritardo italiano è ancora più evidente se si considera che Paesi come Germania e Spagna vedono più aziende impegnate pubblicamente nell’adozione di standard più elevati per il benessere dei polli. Anche supermercati e altri rivenditori alimentari in quei Paesi stanno adottando politiche di welfare animale che vanno oltre la semplice produzione intensiva.

In conclusione, il tema dei polli nella filiera alimentare resta una delle grandi sfide per la sostenibilità e l’etica nel mondo della ristorazione italiana. Senza un cambio di passo da parte delle grandi catene, e con pochi impegni concreti al di fuori di Ikea, è difficile immaginare un miglioramento significativo del benessere animale nell’immediato futuro.
E tu cosa ne pensi delle politiche sul benessere dei polli adottate dalle grandi catene in Italia: sei disposto a cambiare ristorante o fast food per sostenere chi garantisce standard più elevati?

di
Federico Fumagalli
Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!


