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Incentivi auto elettriche 2025: decreto, beneficiari e ritardi
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Andrea Cornali

di Andrea Cornali

Incentivi auto elettriche 2025: decreto, beneficiari e ritardi

7 min.

Il nuovo decreto incentivi auto elettriche 2025 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, segnando l’avvio di una fase cruciale per la transizione verso la mobilità sostenibile. I contributi promessi sono consistenti, fino a 11 mila euro per i cittadini e fino a 20 mila euro per le microimprese che acquisteranno veicoli a zero emissioni.

Ma, come spesso accade, tra l’annuncio politico e l’effettiva applicazione delle misure si è aperta una fase di attesa.

La piattaforma Sogei necessaria per le richieste non è ancora operativa e, soprattutto, pesa la questione delle aree urbane funzionali, requisito fondamentale per ottenere i bonus.

L’Istat, infatti, sta aggiornando le mappe delle zone di pendolarismo su cui si baserà l’attribuzione degli incentivi. Una revisione che potrebbe far slittare l’avvio di un mese, forse anche di più.

Una promessa di settembre che rischia di allungarsi

La promessa iniziale era chiara: i nuovi incentivi sarebbero stati disponibili già entro la fine di settembre 2025. Tuttavia, il mercato potrebbe dover attendere.

A rallentare l’avvio non è tanto la parte tecnica o informatica, quanto la definizione delle aree urbane funzionali (FUA), ossia i territori composti da una città di almeno 50mila abitanti e dalla sua area di pendolarismo.

Qui la lista di tutte le zone fua aggiornate al 2025

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, a margine del Forum Thea di Cernobbio, ha confermato che tutto è pronto, ma resta un nodo da sciogliere:

Se le modifiche attese saranno poche, possiamo partire con le aree già definite e correggere in seguito. Se invece le variazioni saranno significative, servirà attendere un mese o un mese e mezzo.

Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente

Perché contano le aree urbane funzionali

Le aree urbane funzionali (FUA) sono state introdotte per descrivere meglio la complessità delle città italiane e dei territori circostanti. Non parliamo soltanto del centro urbano, ma di un insieme più ampio che comprende anche le zone di pendolarismo, quelle aree collegate economicamente e socialmente alla città principale.

La definizione di queste commuting zone si basa sui flussi di spostamento registrati durante il censimento della popolazione del 2011.

Ed è proprio qui che nasce il problema: quelle mappe hanno ormai più di dieci anni e non fotografano più la realtà attuale. In molte zone del Paese le dinamiche urbane sono cambiate, con aree cresciute, altre ridimensionate e nuove abitudini di mobilità.

Per questo motivo l’Istat sta aggiornando le definizioni e il Governo deve decidere se avviare gli incentivi con i vecchi dati o attendere quelli nuovi. In entrambi i casi, però, qualcuno resterà escluso, e le polemiche sono già accese.

Il ministero dell’Ambiente ha cercato di circoscrivere gli incentivi alle zone dove gli spostamenti in auto sono più frequenti e dove, di conseguenza, i problemi di qualità dell’aria risultano più gravi. Una scelta che, almeno sulla carta, sembra logica. Tuttavia, resta difficile da comprendere se l’obiettivo principale del provvedimento è davvero quello di sostituire le vecchie auto termiche con nuove elettriche, a prescindere dal luogo di residenza.

I numeri parlano chiaro, nelle 83 FUA italiane, composte da 1.892 comuni, vive poco più della metà della popolazione, circa 32,9 milioni di abitanti su un totale di 59, in altre parole, il 55,8%.

Questo significa che più di 26 milioni di persone, pur volendo, resteranno escluse dall’iniziativa. Un limite che rischia di ridimensionare fortemente l’impatto degli incentivi sul mercato e sull’ambiente.

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Il rischio di un mercato bloccato

Un rinvio di qualche settimana potrebbe sembrare poco rilevante, ma le conseguenze possono essere pesanti. L’esperienza insegna che l’attesa di nuovi incentivi tende a congelare il mercato, chi è intenzionato a cambiare auto preferisce rimandare l’acquisto per non perdere il contributo.

In questo caso parliamo di cifre importanti, fino a 11 mila euro per i cittadini con ISEE più basso. Un risparmio che può fare davvero la differenza, soprattutto per i modelli più economici, in grado di scendere sotto la soglia dei 10 mila euro. Ritardare l’avvio potrebbe frenare le vendite proprio in un momento in cui il settore dell’auto elettrica italiana fatica a decollare.

Quanto valgono i bonus per i cittadini

Il decreto stabilisce che i privati possano ottenere un contributo diretto sull’acquisto di un’auto elettrica, a patto di rispettare alcuni requisiti stringenti.

  • Valore dell’auto: massimo 35 mila euro più IVA, pari a 42.700 euro IVA inclusa.
  • Rottamazione: obbligatoria, con consegna di un veicolo a motore termico fino a Euro 5, intestato da almeno sei mesi.
  • ISEE familiare: non superiore a 40 mila euro.

Gli importi sono differenziati in base al reddito:

  • 11 mila euro con ISEE fino a 30 mila euro
  • 9 mila euro con ISEE tra 30 mila e 40 mila euro

Ogni nucleo familiare potrà beneficiare di un solo incentivo e l’auto dovrà restare intestata al beneficiario per almeno 24 mesi.

Gli incentivi per le microimprese

Oltre ai cittadini, il decreto sostiene anche le microimprese che intendono rinnovare il proprio parco veicoli con mezzi a zero emissioni.

  • Categorie ammesse: veicoli commerciali elettrici N1 “veicoli destinati al trasporto di merci con massa massima non superiore a 3,5 tonnellate” e N2 “veicoli destinati al trasporto di merci con massa superiore a 3,5 tonnellate ma non oltre le 12 tonnellate.”
  • Importo: fino al 30% del prezzo di acquisto, con un tetto massimo di 20 mila euro.
  • Numero massimo: ogni impresa può richiedere l’incentivo per due veicoli.
  • Rottamazione: obbligatoria, con un mezzo Euro 5 intestato da almeno sei mesi.

Anche per le imprese vale l’obbligo di mantenere la proprietà del veicolo per almeno due anni.

Quali modelli rientrano nel decreto

Il limite di prezzo restringe la platea dei modelli disponibili, ma la lista resta comunque ampia. Attualmente, sono 86 i modelli di 40 marche che rispettano la soglia dei 35 mila euro più IVA, per un totale di oltre 270 versioni.

Questo significa che chi punta a una citycar elettrica potrà sfruttare al massimo l’incentivo. Con i contributi, una Dacia Spring può scendere sotto i 7 mila euro, una DR 1.0 EV sotto gli 8 mila e una BYD Dolphin Surf attorno agli 8.500 euro.
Diverso il discorso per i modelli più costosi, una Tesla Model 3, ad esempio, pur rientrando tra le auto incentivate, costa quasi 30 mila euro anche dopo il contributo.

La procedura di richiesta

Per accedere agli incentivi sarà necessario registrarsi sulla piattaforma online che Sogei metterà a disposizione. Una volta caricata la documentazione, verrà generato un voucher che il concessionario dovrà validare entro 30 giorni. Lo sconto sarà applicato direttamente al momento dell’acquisto.

Se il voucher non viene confermato nei tempi previsti, decade, ma il richiedente potrà ripresentare domanda. È un sistema che dovrebbe garantire maggiore trasparenza e controllo, riducendo il rischio di abusi.

Qui trovate anche il nostro video youtube:

Una dotazione di quasi 600 milioni di euro

Il decreto mette sul piatto 597 milioni di euro, risorse provenienti dal PNRR. Secondo le stime, questi fondi dovrebbero bastare per circa 39 mila veicoli elettrici. Non pochi, ma comunque una cifra lontana dai volumi di vendita necessari per rendere davvero competitivo il mercato italiano rispetto ad altri Paesi europei.

In ogni caso, i fondi sono a esaurimento, chi arriva prima ha più possibilità di ottenere il bonus. Questo rende ancora più urgente un avvio rapido, senza ulteriori ritardi.

Una misura attesa, ma con ombre

Gli incentivi auto elettriche 2025 rappresentano una delle misure più attese del settore automotive. Il loro potenziale è significativo, possono rendere i veicoli a zero emissioni finalmente accessibili a una fascia più ampia di popolazione.

Ma le regole stringenti, ISEE, rottamazione obbligatoria, residenza nelle FUA, limitano la platea dei beneficiari e rischiano di creare nuove disuguaglianze.

Inoltre, l’eventuale ritardo legato alle mappe ISTAT potrebbe ridurre l’impatto immediato sul mercato, in un momento in cui il comparto auto elettriche italiano ha bisogno di segnali forti e concreti.

Nei prossimi articoli e video sul nostro canale youtube, faremo ulteriori approfondimenti.




Cosa ne pensi di come sono stati strutturati gli incentivi 2025?

Fonte

Andrea Cornali

di

Andrea Cornali

Il mio interesse per il mondo elettrico è nato nel 2020, anno in cui ho iniziato a collaborare con Matteo. Da allora, la mia passione è cresciuta costantemente. Nel 2021, ho abbandonato la mia auto termica per passare a un veicolo elettrico. Ora, sono entusiasta di condividere la mia conoscenza in questo settore. Ogni giorno, cerco di combinare la mia passione per la tecnologia e l'attenzione per l'ambiente per contribuire in modo positivo al mondo che ci circonda.

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