

di Federico Fumagalli
Il problema della raccolta differenziata
Da decenni siamo abituati a fare la raccolta differenziata. Sappiamo che bisogna avere diversi bidoni a casa per dividere almeno l'umido dalla plastica, la carta dalle lattine. E per tutto il resto c'è il cosiddetto sacco nero, ora vietato in molto comuni, che unisce tutto ciò che non si può differenziare: l'indifferenziata.
Tutto ciò serve per permettere alle varie aziende che si occupano di ritirare i nostri rifiuti, di poter avviare gli iter corretti per riciclare la maggior percentuale di materiale di scarto possibile.

https://elettronauti.it/quadri-e-batterie-lambientalista-e-il-nemico-dellambiente-parte-2/
Noi che ci occupano di auto elettriche e di ambiente sappiamo benissimo come il tema del riciclo spesso sia visto come essenziale nel caso delle batterie delle auto elettriche. E alla classica domanda "e poi tutte quelle batterie dove le buttate?" noi rispondiamo sempre che nella maggior parte dei casi si può riciclare fino al 97% a differenza delle fonti fossili dove il riciclo ovviamente non può sussistere.
Ecco, allora perché parlare di raccolta differenziata? Vogliamo spiegarvi come farla meglio? In realtà no. Vogliamo capire se il modo in cui la facciamo in Italia abbia un senso o meno.
Questa non è una guida ma un ragionamento più ampio sul concetto di raccolta differenziata. Un concetto che vorremmo approfondire con Voi lettori.
Noi paghiamo affinché qualcuno venga pagato per riciclare i nostri scarti
Già, alla fine quello che facciamo è abbastanza strano. Nonostante abbiamo degli impianti all'avanguardia che sono in grado di lavare e distinguere i materiali all'interno di un sacchetto, siamo dapprima obbligati a differenziare in prima persona i nostri rifiuti proprio tramite i diversi bidoni di cui parlavamo in apertura di articolo.
E successivamente dobbiamo pagare una tassa per garantire la raccolta differenziata, per fare in modo che gli operatori ecologici e gli addetti degli impianti di riciclo continuino il processo di riciclo e riutilizzo dei nostri materiali di scarto. Tra discariche, meglio chiamarle isole ecologiche, ed impianti c'è una filiera immensa e a noi cittadini sconosciuta che si occupa di tutti questi processi.
Ed infine, in alcuni casi, dobbiamo pagare delle multe nel caso in cui dovessimo sbagliare a mettere un materiale in un bidone rispetto ad un altro.

Ed il bello deve ancora incominciare...
"Controlla le disposizioni del tuo comune"
Se su tutto il territorio nazionale avessimo le stesse regole forse non ci sarebbe nemmeno un problema nel fare la raccolta differenziata. Ma sappiamo benissimo che basta spostarsi da un comune a quello limitrofo e allora le regole cambiano.
I rifiuti compostabili in questo comune si gettano nell'umido, nel comune accanto invece nell'indifferenziata. Il tetrapak va nella carta o nella plastica? Perché nel multimateriale del mio comune ci butto un po' di tutto? Plastica e lattine vanno separate?
E niente, alla fine, i produttori delle etichette dei prodotti si salvano non tanto dicendoti dove dovresti buttarli, ma che devi seguire le indicazioni del tuo comune. Anche perchè giustamente, indicandoti un bidone specifico a volte rischierebbero di sbagliare, a meno di non stampare un "papiro" per ogni prodotto venduto che integri le disposizioni per ogni Comune italiano. Sarebbe folle.
Della serie... intanto paghiamo la tassa sui rifiuti, poi se effettivamente si riuscirà a riciclare qualcosa, in mezzo a questa giungla, tanto meglio...

E se esistesse un metodo migliore?
In Australia ad esempio si può scegliere. Si può gettare tutto assieme nello stesso contenitore e fare un modo che gli addetti alla raccolta dell'immondizia facciano il lavoro per cui sono pagati, oppure si può andare a gettare i propri sacchi della spazzatura già differenziati ed essere pagati per aver fatto un lavoro "che spetterebbe a qualcun altro".
Si portano i rifiuti come bottiglie, lattine e contenitori nei cosiddetti Containers for Change o Return and Earn, centri che ti ricompensano con circa 10 cent a pezzo restituito. Il cittadino australiano è così veramente incentivato a differenziare. La raccolta differenziata è così pensata come collaborazione, non solo come obbligo morale.
https://elettronauti.it/legge-drs-rifiuti-intervista-bertone/
In Germania si possono restituire dei prodotti grazie al sistema Pfand o vuoto a rendere. In pratica, quando compri una bibita in lattina o bottiglietta di plastica paghi qualche centesimo in più. Ma se riporti il contenitore al supermercato o in alcune macchinette automatiche ottieni il rimborso di quanto speso in eccesso.
Questo sistema è molto interessante (e l'ho visto in azione in qualche mio viaggio a Berlino) perché il rifiuto diventa “denaro” e la gente ha un incentivo reale a non disperderlo, andando oltretutto ad inquinare l'ambiente. Inoltre, cosa non da poco, il sistema è nazionale e abbastanza uniforme.
In Svezia forse non si differenzia troppo, ma si tende a (termo) valorizzare i rifiuti per creare nuova energia. Bisogna infatti sapere che gli impianti di termovalorizzazione sono avanzatissimi e il conferimento è talmente ben organizzato che il Paese importa anche rifiuti da altri Stati europei per alimentare gli impianti.
Forse non sarà un modello perfetto, ma questo sistema molto industriale tende ad esprimere il concetto che recuperare energia è meglio che mandare tutto in discarica.


E lo sapevate che il Giappone ha invece delle regole estremamente rigide? Ma in compenso sono estremamente chiare. Come in Italia ci sono giorni specifici per ogni materiale. Ma ogni Comune ha i suoi sacchi ufficiali e ogni cittadino sa esattamente cosa buttare e dove. Le istruzioni sono dettagliate, le regole sono estremamente precise, il cittadino sa come agire.
Questo ci dimostra che il problema non sono le regole, ma la (nostra) confusione.
AL contrario, nei Paesi Bassi (Olanda) ci sono pochi bidoni e si responsabilizzano di più i produttori. Lavorano parecchio sul concetto di economia circolare e semplificazione dei packaging. E di base i concetto è veramente semplice: se un imballaggio è troppo difficile da riciclare, forse non dovrebbe nemmeno essere prodotto.
Ci si ritrova paradossalmente in un contesto opposto a quello italiano dove è il cittadino a dover interpretare simboli, sigle e geroglifici sulle confezioni, leggere regolamenti comunali, capire le eccezioni e conoscere cosa poter inserire nel bidone multimateriale del proprio Comune.


Infine, nella vicina Svizzera, ogni cittadino deve comprare i sacchi ufficiali del proprio Comune, e comprandoli ammortizza il costo della raccolta che è già incluso nel costo del sacco. Di base, meno rifiuti produce il cittadino svizzero, meno paga. L'incentivo è a monte, l'incentivo è quello di ridurre il numero di rifiuti prodotti.
La riflessione che vorrei farVi fare
Differenziare è giusto. Probabilmente inevitabile. Ma osservando il resto del mondo viene spontanea una domanda:
Siamo sicuri che il modo migliore per riciclare sia trasformare ogni cittadino in un piccolo tecnico ambientale?
In alcuni Paesi si premia economicamente chi restituisce i materiali. In altri si investe in impianti che separano automaticamente i rifiuti. In altri ancora le regole sono nazionali, semplici e identiche ovunque.
In Italia, invece, spesso sembra di muoversi dentro una giungla di eccezioni: comune per comune, bidone per bidone, etichetta per etichetta.
E così il rischio è che il riciclo, da gesto civico intelligente, diventi soprattutto un esercizio di interpretazione burocratica.
Quale pensate che sia il modo migliore per trattare i rifiuti?

di
Federico Fumagalli
Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!


