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Fotovoltaico domestico con accumulo: come funziona e quando si ripaga
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Matteo Valenza

di Matteo Valenza

https://www.youtube.com/watch?v=k677phA8XzQ

Fotovoltaico domestico con accumulo: come funziona e quando si ripaga

5 min.

Un impianto fotovoltaico residenziale da 4,25 kW, composto da dieci pannelli SL Energy da 425 W, è stato abbinato a una batteria modulare da 7,5 kWh. L'esperienza sul campo permette di analizzare non soltanto i componenti, ma anche gli aspetti spesso meno visibili di un'installazione: sopralluogo, passaggio dei cavi, pratiche amministrative, gestione dell'energia e stima del rientro economico. Il risultato atteso non è la cancellazione materiale di ogni voce in bolletta, ma una forte riduzione dei prelievi dalla rete, accompagnata dalla valorizzazione dell'energia immessa tramite il GSE.

Il dimensionamento parte dai consumi e dal sopralluogo

La prima regola emersa riguarda il dimensionamento. Installare più pannelli o una batteria più grande del necessario non garantisce automaticamente un vantaggio economico: il preventivo deve partire dai consumi reali dell'abitazione. Il sopralluogo serve poi a verificare lo spazio disponibile, l'esposizione del tetto, la posizione del contatore e il percorso necessario per collegare pannelli, inverter, accumulo e quadro elettrico.

Nel caso esaminato, il tetto inizialmente individuato non offriva spazio sufficiente. È stata quindi utilizzata la copertura di un garage, abbastanza ampia per dieci moduli e con una falda esposta a sud. Il materiale ricorda comunque che una disposizione est-ovest resta possibile. Prima dei lavori è inoltre necessario verificare presso il Comune l'eventuale presenza di limitazioni alla posa dei pannelli.

I moduli sono stati installati sopra le tegole attraverso staffe fissate alla struttura in legno, senza attraversare completamente il tetto. Le tegole possono così tornare nella posizione originaria, riducendo il rischio di creare punti esposti alle infiltrazioni. Per portare i cavi nel locale tecnico è stata sfruttata una canna fumaria non utilizzata, evitando nuovi fori e limitando l'impatto estetico. La soluzione, naturalmente, dipende dalla configurazione dell'edificio.

Inverter ibrido e batteria modulare LFP

Il sistema comprende un inverter ibrido, un quadro di controllo e tre moduli di accumulo da 2,5 kWh ciascuno, per una capacità complessiva di 7,5 kWh. Le batterie utilizzano celle LFP, cioè al litio-ferro-fosfato, e sono sovrapposte in uno stack. Nella parte superiore si trova il Battery Management System, l'unità che controlla i moduli e bilancia carica e scarica, evitando per quanto possibile differenze marcate nel livello energetico delle diverse unità.

L'inverter deve conoscere in tempo reale la richiesta energetica della casa. La produzione fotovoltaica viene quindi destinata prima ai consumi istantanei, poi alla ricarica della batteria; soltanto l'eventuale eccedenza residua viene immessa nella rete. La connessione Wi-Fi non è indicata come indispensabile alla produzione, ma è necessaria per utilizzare correttamente l'applicazione, che mostra potenza generata, stato della batteria, consumi domestici, scambi con la rete e dati storici.

L'impianto è stato anche predisposto per una futura colonnina destinata a un'auto elettrica. Sono stati portati fino alla cassetta di derivazione i conduttori di fase, terra e neutro con sezione da 6 mm. Secondo quanto illustrato durante l'installazione, l'inverter ibrido potrà combinare energia prodotta dai pannelli, accumulata nella batteria e prelevata dalla rete, consentendo tecnicamente una ricarica fino a 11 kW.

Il backup richiede accorgimenti di sicurezza

La batteria può essere configurata anche come alimentazione di emergenza per la casa. Il passaggio al backup viene dichiarato in 10 millisecondi, un intervallo pensato per evitare che gli elettrodomestici percepiscano l'interruzione. Questa funzione non può però essere trattata come un semplice collegamento accessorio: serve un sistema di sgancio presso il contatore, necessario a impedire che l'impianto continui a immettere energia nella rete quando questa viene disalimentata per lavori o manutenzione.

Anche il montaggio sul tetto richiede procedure specifiche. Durante i lavori sono stati utilizzati imbragatura e linea vita, che deve essere sottoposta a verifiche periodiche. Sul piano documentale sono invece necessari i dati catastali dell'immobile, i documenti dell'intestatario della fornitura, la richiesta al Comune, la domanda di connessione e la convenzione con il GSE per il riconoscimento dell'energia immessa.

Costi dichiarati e rientro stimato in sei anni e mezzo

Per l'installazione dei dieci pannelli, dell'inverter e del box di controllo è stata indicata una spesa di 8.200 euro, comprensiva dei costi aggiuntivi citati. I tre moduli di accumulo da 7,5 kWh incidono per altri 5.000 euro. Tra le attività comprese vengono indicate la domanda di connessione, la convenzione GSE, l'allacciamento e la richiesta al Comune. L'apertura della pratica Enea viene invece quantificata in circa 150 euro extra.

L'analisi economica considera un recupero del 50% della spesa e una riduzione stimata del 70% dei costi energetici dell'abitazione. Sulla base delle bollette precedenti viene ipotizzato un risparmio nell'ordine di 1.000 euro all'anno, con un tempo di rientro di circa sei anni e mezzo. Si tratta di una proiezione, non di un risultato già consolidato: a un mese dall'attivazione il collegamento con il GSE per l'immissione in rete non era ancora operativo.

L'espressione “bolletta a zero” va quindi letta su base economica complessiva. Nei mesi di maggiore produzione l'impianto può generare più energia di quella autoconsumata, mentre negli altri periodi la casa continuerà a prelevare dalla rete. I pagamenti riconosciuti per l'energia immessa possono compensare parte delle bollette annuali, ma restano comunque eventuali componenti fisse e altre voci estranee ai consumi elettrici.

Per i pannelli vengono dichiarati 25 anni di garanzia, con un degrado inferiore all'1% nel primo anno e dello 0,4% annuo dal secondo al venticinquesimo. È inoltre indicata una garanzia di 30 anni sulla parte relativa alla potenza. La convenienza reale dell'intervento resta però legata soprattutto a consumi, autoconsumo, produzione effettiva, uso dell'accumulo e quantità di energia valorizzata attraverso il GSE.

Una domanda per voi

Nel valutare un impianto fotovoltaico domestico, quanto dovrebbe pesare la batteria di accumulo rispetto al corretto dimensionamento dei pannelli?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=k677phA8XzQ

Matteo Valenza

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Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

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