Flotte aziendali elettriche. Ecco le nuove regole
La transizione verso i veicoli a batteria non riguarda solo l'acquisto dei mezzi. Cambia il modo in cui le aziende gestiscono manutenzione, pneumatici e assistenza tecnica. Ecco cosa serve sapere per non farsi trovare impreparati.
Le flotte aziendali, motore dell'elettrificazione
In Italia il parco veicoli elettrici cresce a ritmi sostenuti. Nel primo semestre 2026 le immatricolazioni di auto a zero emissioni hanno superato le 78mila unità.
L'incremento rispetto all'anno precedente è a doppia cifra. Un contributo rilevante arriva proprio dalle flotte aziendali. A livello europeo le grandi imprese rappresentano una quota minima delle aziende attive. Pesano però per oltre un terzo di tutte le nuove immatricolazioni. Di conseguenza, è soprattutto attraverso il rinnovo dei parchi auto di società, noleggi a lungo termine e partite IVA che la mobilità elettrica aziendale sta entrando nella vita quotidiana del Paese.

Questo cambiamento non si esaurisce nella scelta del modello da mettere su strada. Con l'elettrificazione cambiano anche i processi di manutenzione. Cambia il servizio gomme. Cambia l'intera organizzazione delle officine chiamate a occuparsi di questi veicoli.
Le nuove competenze richieste in officina

Accanto ai tradizionali tagliandi, ai controlli di revisione e alla gestione stagionale degli pneumatici, le officine che vogliono servire le flotte elettrificate devono attrezzarsi su fronti nuovi. Servono interventi qualificati sugli impianti ad alta tensione, che richiedono personale formato e procedure dedicate. Serve la diagnosi dello stato di salute delle batterie, componente più costosa e delicata del veicolo elettrico. Serve inoltre la calibrazione dei sistemi ADAS, sempre più diffusi anche su modelli di fascia media. Questi sistemi sono sensibili a qualsiasi intervento su carrozzeria, sospensioni o parabrezza. Infine, è necessaria la manutenzione dei cavi e delle infrastrutture di ricarica. Questo aspetto garantisce l'efficienza del veicolo. Al tempo stesso risponde agli obblighi di sicurezza sul lavoro quando la ricarica avviene in ambito aziendale.
Il controllo dei cavi di ricarica: un obbligo, non un'opzione
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il controllo periodico dei cavi e delle colonnine di ricarica usate in ambito professionale. Pensiamo a un'azienda con una propria flotta. Pensiamo a un concessionario con veicoli in consegna. In questi contesti, le verifiche periodiche degli impianti elettrici non sono facoltative. Rientrano negli adempimenti generali di sicurezza sui luoghi di lavoro previsti dal Testo Unico sulla Sicurezza, il D.Lgs. 81/2008. Trascurare questi controlli espone a rischi per le persone. Espone anche a responsabilità civili e penali per il datore di lavoro.
PES, PAV, PEI: le qualifiche che fanno la differenza
Chi lavora su un impianto ad alta tensione deve possedere una qualifica specifica. Questo vale per la scollegatura in sicurezza della batteria. Vale anche per le misurazioni diagnostiche. La normativa tecnica di riferimento, la CEI EN 11-27, individua tre figure professionali: la Persona Esperta (PES), la Persona Avvertita (PAV) e la Persona Idonea ai lavori sotto tensione (PEI). Il datore di lavoro attribuisce queste qualifiche dopo una formazione specifica. Vanno aggiornate periodicamente, in coerenza con gli obblighi generali di formazione sulla sicurezza.
Per una rete di officine e concessionarie che vuole servire il segmento delle flotte elettrificate, investire in questa formazione non è più rimandabile. È la condizione minima per intervenire su un veicolo ad alta tensione in sicurezza. Vale per l'operatore. Vale per il cliente.
Un servizio completo per il veicolo elettrico aziendale
Al di là degli obblighi normativi, il mercato premia le officine capaci di offrire un servizio completo attorno al veicolo elettrico aziendale.
Contano le attrezzature aggiornate e certificate per operare su impianti ad alta tensione.
Conta il personale qualificato PES, PAV e PEI per manutenzione e diagnostica delle batterie. Contano i servizi dedicati a wallbox e infrastrutture di ricarica, sia per le aziende sia per i dipendenti che ricaricano il veicolo a casa. Infine, conta la gestione integrata del ciclo pneumatici, sempre più rilevante viste le caratteristiche specifiche dei veicoli elettrici in termini di peso e coppia.

Il divario italiano rispetto all'Europa
Il divario dell'Italia rispetto ai principali mercati europei resta ampio. Francia, Germania e Regno Unito viaggiano su quote di mercato dell'elettrico comprese tra il 22% e quasi il 30%. Il nostro Paese si attesta ancora sotto il 9%. Le associazioni di settore indicano nella revisione della fiscalità sulle flotte aziendali una leva efficace per accelerare la transizione. Segnalano inoltre il rafforzamento della rete di ricarica pubblica come priorità. Per le officine e i concessionari italiani, prepararsi fin da ora significa poter cogliere questa crescita quando arriverà a pieno regime. Servono competenze, attrezzature e personale qualificato.
In conclusione
L'elettrificazione delle flotte aziendali non è più uno scenario futuro. È un processo già in atto che sta ridisegnando il lavoro delle officine italiane. Alta tensione, batterie, calibrazione ADAS e sicurezza degli impianti di ricarica sono i nuovi terreni su cui si gioca la competitività dei centri di assistenza. Le aziende chiedono un servizio all'altezza di una mobilità sempre più elettrica.
Nella tua azienda, si stanno organizzando per gestire la manutenzione dei veicoli elettrici in flotta?

di
Gianfranco Franzoni
Dinosauro, nell’automotive dalla nascita, da sempre attivo nella tutela ambientale. Con 50 auto ICE possedute, molte di grossa cilindrata, ho contribuito all’inquinamento ambientale, per la mia parte. Ora, riscatto! Promuovo la mobilità elettrica in tutti i modi possibili.

