Esploso il razzo di Bezos sulla rampa di lancio, ma quanto inquinano veramente questi oggetti?
L’esplosione del razzo New Glenn di Blue Origin sulla rampa di lancio in Florida ha rapidamente fatto il giro del mondo. Le immagini della gigantesca palla di fuoco hanno inevitabilmente riacceso un tema molto discusso negli ultimi anni: quanto inquinano i razzi spaziali? E soprattutto, ha davvero senso preoccuuparsi dell’impatto ambientale delle missioni spaziali quando il trasporto terrestre continua a generare emissioni enormemente superiori?
La domanda è più che legittima, soprattutto in un periodo storico in cui sostenibilità, emissioni e transizione energetica sono al centro del dibattito globale. Il tema interessa anche chi segue il settore automotive elettrico, perché la lotta alle emissioni passa inevitabilmente da un confronto tra diverse industrie e diversi modelli di trasporto.
Il fatto di cronaca
Nelle ultime ore il gigantesco New Glenn, il razzo sviluppato da Blue Origin di Jeff Bezos (il fondatore di Amazon) per competere direttamente con SpaceX e Starship, è esploso durante un test statico sulla rampa di lancio di Cape Canaveral. Secondo le prime ricostruzioni, il problema sarebbe avvenuto durante una prova di accensione dei motori, una fase fondamentale prima del decollo vero e proprio. Fortunatamente non risultano feriti, ma il danno economico e tecnico per Blue Origin è enorme.

Le immagini dell’incidente hanno colpito l’opinione pubblica anche per un altro motivo: vedere centinaia di tonnellate di carburante andare in fiamme fa inevitabilmente pensare a un disastro ambientale. Ma è davvero così? Oppure il settore spaziale viene percepito come più inquinante di quanto sia realmente?
Il problema delle emissioni dei razzi
Partiamo da un presupposto importante: sì, un razzo inquina. E in alcuni casi anche parecchio.
I lanci spaziali liberano nell’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica, ossidi di azoto, vapore acqueo e particolato. Alcuni propellenti storicamente utilizzati nel settore aerospaziale sono particolarmente problematici, soprattutto quelli solidi o quelli a base di sostanze tossiche come l’idrazina.
Tuttavia il discorso cambia molto a seconda del tipo di razzo e del carburante utilizzato.
Ad esempio, SpaceX con Starship utilizza metano liquido e ossigeno liquido. Anche Blue Origin con New Glenn usa motori alimentati a metano. Questa scelta non è casuale: il metano produce una combustione relativamente più pulita rispetto al kerosene utilizzato da altri vettori spaziali tradizionali.
Ovviamente “più pulita” non significa “pulita”. Ogni lancio di Starship o New Glenn genera comunque emissioni importanti. Un singolo lancio può produrre diverse centinaia o migliaia di tonnellate di CO2 equivalente, a seconda del profilo della missione.
Ed è proprio qui che nasce spesso il fraintendimento. Quando si vede un razzo decollare, o peggio esplodere, l’impatto visivo è enorme. Si tratta di eventi spettacolari, rarissimi e mediaticamente potentissimi. Il cervello umano tende quindi ad attribuire a quell’evento un peso ambientale gigantesco.
Ma i numeri raccontano una storia diversa...

Il confronto con il trasporto su gomma globale
Se prendiamo il settore spaziale nel suo complesso e lo confrontiamo con il trasporto su gomma mondiale, scopriamo che i razzi rappresentano una quantità quasi irrilevante delle emissioni globali.
Ogni anno nel mondo vengono effettuati poco più di 200 lanci orbitali. Anche immaginando un futuro con migliaia di missioni annuali, il settore spaziale resterebbe comunque molto piccolo rispetto all’automotive, ai camion e alla logistica terrestre.
Secondo diverse stime internazionali, il trasporto su strada è responsabile di circa il 15% delle emissioni globali di CO2 legate all’energia. Parliamo di miliardi di tonnellate ogni anno.
Le automobili, i mezzi pesanti e i veicoli commerciali bruciano quantità immense di carburanti fossili quotidianamente, 24 ore su 24, in ogni parte del pianeta. Miliardi di veicoli sono costantemente in movimento.
I razzi invece vengono lanciati poche centinaia di volte l’anno.
Per capire meglio la differenza basta un esempio semplice: un singolo grande aeroporto internazionale può generare in pochi giorni più emissioni di interi programmi spaziali annuali. Allo stesso modo, il traffico automobilistico globale produce emissioni enormemente superiori a quelle di SpaceX, Blue Origin, NASA, ESA e tutte le altre agenzie spaziali messe insieme.

Questo ovviamente non significa che il problema non esista. Significa però che il peso ambientale reale del settore spaziale viene spesso percepito in modo sproporzionato rispetto ad altre industrie molto più impattanti.
Perché i razzi fanno così tanto discutere?
C’è anche un aspetto psicologico e culturale.
Un razzo è associato al lusso tecnologico, alle grandi aziende miliardarie e a missioni che molte persone percepiscono come “non essenziali”. Vedere Jeff Bezos o Elon Musk investire miliardi nello spazio porta inevitabilmente qualcuno a chiedersi se quelle risorse non potrebbero essere impiegate per risolvere problemi terrestri più urgenti.
È una critica comprensibile, ma il discorso è più complesso.

Storicamente l’esplorazione spaziale ha prodotto enormi ricadute tecnologiche anche sulla vita quotidiana. Dai materiali avanzati ai sistemi di navigazione satellitare, passando per telecomunicazioni, meteorologia, batterie, miniaturizzazione elettronica e perfino alcune tecnologie mediche.
Anche il settore automotive elettrico beneficia indirettamente di questa corsa tecnologica. Molti progressi nella gestione termica, nei materiali leggeri, nei software e nelle batterie derivano proprio da investimenti aerospaziali o da tecnologie sviluppate in ambienti ad altissima innovazione.
Inoltre, aziende come SpaceX stanno puntando fortemente sulla riutilizzabilità dei razzi. Starship nasce proprio con questo obiettivo: ridurre drasticamente costi, sprechi e materiali consumati a ogni missione.
Lo stesso New Glenn di Blue Origin era stato progettato con un primo stadio riutilizzabile. In teoria, riutilizzare un razzo decine di volte permette di abbattere notevolmente l’impatto ambientale legato alla produzione industriale di nuovi vettori.
È un concetto che ricorda molto quello dell’economia circolare nel settore automotive.
L’esplosione di New Glenn cambia qualcosa?
Dal punto di vista ambientale, incidenti come quello di New Glenn rappresentano certamente uno spreco enorme di materiali, energia e carburante. Tuttavia rimangono episodi isolati all’interno di un settore ancora relativamente piccolo.
L’esplosione avvenuta in Florida avrà probabilmente conseguenze tecniche e finanziarie molto più importanti rispetto a quelle ambientali globali.
Anzi, paradossalmente questi fallimenti fanno parte del processo di sviluppo che ha permesso a SpaceX di rivoluzionare l’industria spaziale. Anche Starship stessa è esplosa numerose volte durante i test iniziali.
Lo sviluppo rapido, aggressivo e sperimentale porta inevitabilmente a incidenti spettacolari, ma accelera enormemente l’innovazione. È un approccio molto diverso rispetto ai programmi spaziali tradizionali, più lenti ma anche più conservativi.
Nel frattempo il vero elefante nella stanza, dal punto di vista ambientale, continua a essere il trasporto terrestre alimentato da combustibili fossili.
Ed è qui che il collegamento con il mondo delle auto elettriche diventa evidente.
https://elettronauti.it/elettrico-in-borsa-rivian-in-attesa-di-r2/
Mentre il settore spaziale viene spesso criticato per pochi lanci annuali, ogni giorno milioni di automobili endotermiche rilasciano emissioni direttamente nelle città, vicino alle persone e in modo continuo. La transizione verso la mobilità elettrica può quindi avere un impatto ambientale enormemente superiore rispetto a qualsiasi riduzione ottenibile limitando i lanci spaziali.
In altre parole, un singolo razzo può impressionare molto più di milioni di auto nel traffico, ma la realtà climatica è esattamente opposta.
Il settore spaziale dovrà sicuramente continuare a migliorare l’efficienza dei propellenti e ridurre il proprio impatto. Ma se si guarda ai numeri globali, i razzi restano davvero una goccia nell’oceano rispetto al trasporto su gomma mondiale.
Qui sotto lasciamo il video di un altro momento spettacolare della settimana scorsa che ha come protagonista la rivale SpaceX. Il lancio 12 del Booster "Superheavy" e del secondo stadio "Starship" hanno dato vita al primo rilascio fittizio di satelliti Starlink e il conseguente rientro in orbita, più o meno spettacolare, dei due vettori che sono ammarati rispettivamente nel Golfo del Messico (o Golfo d'America...) e nell'Oceano Indiano.

Secondo voi il settore spaziale viene criticato troppo rispetto ad altre industrie molto più inquinanti, oppure ogni fonte di emissioni dovrebbe essere ridotta indipendentemente dalle proporzioni?

di
Federico Fumagalli
Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

