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Dopo Dyson cade anche Apple. L'Apple Car non si fa più
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Federico Fumagalli

di Federico Fumagalli

Dopo Dyson cade anche Apple. L'Apple Car non si fa più

5 min.

Già, l'Apple Car non si fa più. Dopo il susseguirsi di notizie per anni che inneggiavano ad un'auto elettrica di Cupertino sulla scia di altri colossi High Tech arriva l'inattesa doccia ghiacciata. Nel corso delle ultime settimane Apple ha dichiarato il fallimento del progetto forse più ambizioso dell'azienda che in passato aveva già rivoluzionato il mondo della musica "on-the-go" con iPod, dei telefoni cellulari con iPhone e dei palmari con iPad. Quindi niente Apple Car o iCar. Non ci sarà la rivoluzione tanto attesa da molti Apple fan, e tutti gli ingegneri impegnati nel progetto sono già stati spostati in altri rami di sviluppo.

Dopo Dyson cade anche Apple. L'Apple Car non si fa più | Elettronauti.it

Rimane comunque attiva la divisione che si occupa di software automotive. Quindi non c'è nessuna ripercussione sullo sviluppo di CarPlay e della sua versione nativa per automobili elettriche e non.

Anzi, nuove funzionai sono previste per il "Routing" di Apple Maps a partire da iOS 18.

Ci aveva provato anche Sir James Dyson

Se il nome James Dyson non vi dice nulla preso da solo, forse vi aiuterà se accostato ad un grande marchio di elettrodomestici. Parliamo proprio di Dyson, azienda famosa per aspirapolvere ciclonici e ventilatori senza pale. Il fondatore dell'azienda, Sir James Dyson appunto, è uno stimato inventore, designer e imprenditore inglese. A lui si deve la rivoluzione degli aspirapolvere senza fili.

Forse non tutti sanno però che Sir James Dyson è anche un estimatore dell'auto elettrica, a tal punto da fondare nel 2017 una divisione all'interno dell'azienda per creare una propria auto elettrica. La Dyson Car avrebbe dovuto debuttare nel 2020. Era già stato depositato il marchio Digital Motor, erano stati riuniti più di 200 ricercatori provenienti da altri rami della divisione di ricerca e sviluppo Dyson che al tempo "bruciava" 7 milioni di sterline a settimana. In poco tempo 2,7 miliardi di sterline erano state investite nell'ambizioso progetto della Dyson Car (Digital Motor). Sir James Dyson non si sarebbe accontentato di fare un'auto elettrica come tante. La sua sarebbe dovuta essere la migliore o tra le migliori. Avrebbe avuto una batteria allo stato solido anticipando di molto in competitor e uno o più motori elettrici sviluppati internamente. Sarebbe stata una vettura di fascia alta per clienti pronti a spendere. Magari gli stessi che oggi comprano i ventilatori, asciugacapelli e aspirapolvere della sua azienda.

Dopo Dyson cade anche Apple. L'Apple Car non si fa più | Elettronauti.it
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Ma lo spirito imprenditoriale di Sir James Dyson non si fermava a questo. Erano già in fase di sviluppo anche due modelli a buon mercato. Purtroppo però qualcosa andò storto. L'11 ottobre 2019 il programma di sviluppo dei veicoli elettrici a batteria viene cancellato, valutato non sostenibile dal punto di vista commerciale.

Huawei sta tentando con un altro approccio

Huawei, fortemente ostacolata dal primo governo Trump a livello americano e internazionale (extra-Cina ovviamente), ha dovuto riorganizzare i suoi business, affiancando a elettronica di consumo e telecomunicazioni il ramo automotive.

Nascono così nuove divisioni che si occupano di auto elettriche, guida autonoma, e soluzioni intelligenti per il settore automotive. Nonostante in passato abbia presentato nei saloni di tutto il mondo la sua "piattaforma" per auto elettriche, composta da centraline ed elettronica di vario genere, non esiste una vera e propria Huawei Car. Però grazie all'aiuto del governo cinese e di altre aziende cinesi qualcosa si muove. Una cosa è certa, Huawei, come Apple, si produce il software (Harmony OS, Petal Search e App Gallery) e hardware (processi Kirin e modem 5G). Per tutto il resto si sono unite Chery, Changan Automobile e CATL. Quest'ultima come fornitore di batterie.

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Sony e la partnership con Honda

Sony, colosso giapponese dell'elettronica di consumo e professionale, dal canto suo ha ammaliato i palcoscenici di Las Vegas degli ultimi 5 anni. Infatti dal CES 2020 ha iniziato a mostrare la sua creatura elettrica, Vision-S.

Giappone, tra tecnologia e tradizione non c'è posto per l'auto elettrica | Elettronauti.it

Da allora molto è cambiato. Quella che sembrava essere una vetrina super high-tech per i suoi prodotti automotive, dai sensori LiDar, telecamere, display e altoparlanti, si è trasformata nel corso degli anni in quella che probabilmente diventerà un'auto vera e propria. Prima è arrivato il SUV Vision-S 02, che ha permesso di rinominare la prima presentata in Vision-S 01, poi i test in giro per il mondo, Europa in primis. Sony aveva infatti dichiarato che un partner importante era austriaco, motivo per il quale le auto stazionavano tra Tokyo e Graz.

Giappone, tra tecnologia e tradizione non c'è posto per l'auto elettrica | Elettronauti.it

Poi è arrivato l'annuncio tanto atteso dai fan che non volevano vedere il concept giapponese andare in fumo. Nasce Sony Honda Mobility. Ecco il partner che può aiutare Sony a commercializzare la berlina e il SUV sui mercati di tutto il mondo. E poi il nome del progetto/vettura che diventa Afeela, ovvero due "AA" che incorporano il concetto di sensazione, nasce così A-FEEL-A.

Sony Honda Mobility Afeela esterni | Elettronauti.it




Le aziende orientali Huawei e Sony sembrerebbero quelle più avviate? Vi dispiace dell'ennesimo fallimento di un progetto ambizioso come quello dell'Apple Car?

Fonte 1 | Fonte 2 | Fonte 3

Federico Fumagalli

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Federico Fumagalli

Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

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