
di Andrea Cornali
Donut Lab e la batteria allo stato solido, svolta reale o promessa eccessiva?
L’annuncio di Donut Lab al CES 2026 ha riacceso il dibattito sulle batterie allo stato solido e sulla loro reale maturità industriale. Secondo l’azienda finlandese, la tecnologia sarebbe pronta per la produzione, superando una fase sperimentale che da anni rallenta il settore.
Una dichiarazione che distingue Donut Lab da molte startup, spesso bloccate tra prototipi e rinvii continui. Ma sono soprattutto i dati tecnici comunicati ad aver acceso attenzione, entusiasmo e un crescente scetticismo tecnico.
L'annuncio ufficiale Donut Lab e prime applicazioni commerciali
Donut Lab afferma di aver sviluppato una batteria completamente allo stato solido, priva di elettroliti liquidi e già industrializzabile. Le prime applicazioni riguarderebbero le moto elettriche Verge Motorcycles TS Pro e TS Ultra, che abbiamo visto pochi mesi fa a EICMA 2025, che verranno consegnate nel primo trimestre 2026.
Questo aspetto è centrale perché non si parla di dimostratori tecnologici, ma di veicoli destinati ai clienti finali.
Un passaggio che, se confermato, segnerebbe un cambio di passo raro nel panorama delle batterie avanzate.

Specifiche dichiarate, numeri fuori scala
Le prestazioni dichiarate collocano la batteria Donut Lab oltre gli attuali limiti delle celle agli ioni di litio commerciali. La densità energetica indicata è di circa 400 Wh/kg, contro i 250–300 Wh/kg delle migliori celle oggi sul mercato.
Secondo l’azienda, la ricarica completa richiederebbe circa cinque minuti, senza limitazioni all’ottanta percento della capacità. La durata arriverebbe fino a 100.000 cicli, con degrado minimo e stabilità termica estesa da -30 a oltre 100 gradi.
Considerati singolarmente, questi parametri sono già notevoli, presi nel loro insieme, rappresentano una rottura netta con ciò che oggi è ritenuto realisticamente ottenibile.
Produzione industriale, il punto più delicato
Donut Lab dichiara una capacità produttiva compatibile con forniture OEM e volumi in scala gigawattora. È uno dei passaggi più critici perché molte tecnologie promettenti falliscono proprio nel salto verso la produzione di massa.
Se confermata, questa capacità renderebbe la proposta estremamente rilevante per l’intero settore energetico globale. Ma è anche il punto su cui si concentrano le maggiori perplessità degli analisti.
Il “caso scam” e lo scetticismo tecnico verso Donut Lab

Accanto all’entusiasmo mediatico, è emersa rapidamente una corrente di forte scetticismo tra esperti e addetti ai lavori.
Alcuni analisti parlano apertamente di possibile scam o di marketing tecnologico spinto oltre i limiti della fisica.
Il nodo centrale riguarda la combinazione tra densità energetica elevatissima e longevità dichiarata. Mantenere circa 400 Wh/kg per 100.000 cicli implicherebbe milioni di chilometri percorribili senza degrado significativo.
Uno scenario considerato incompatibile con le attuali conoscenze chimiche sulle batterie elettrochimiche convenzionali.
A rafforzare i dubbi contribuisce l’assenza di white paper, dati grezzi e certificazioni indipendenti.
Indizi tecnici emersi dalle interviste a Donut Lab
Dalle interviste rilasciate al CES 2026 emergono alcuni elementi utili a inquadrare meglio la tecnologia Donut Lab. L’azienda parla di un’integrazione strutturale tra batteria e veicolo, con funzioni anche di gestione termica del motore.
Sul fronte dei materiali viene confermata l’assenza di litio, cobalto e altri metalli critici. La struttura sarebbe basata su materiali ceramici e carboniosi realizzati tramite processi di nanoprinting tridimensionale.
Questa architettura spiegherebbe la stabilità termica dichiarata e la resistenza a condizioni operative estreme.
L’ipotesi del nanocarbonio e i nodi ancora aperti
Secondo molti esperti, l’uso di carbonio nanostrutturato stampato in 3D rappresenta l’ipotesi più plausibile per spiegare le prestazioni dichiarate. In questo scenario, la Donut Battery non sarebbe una batteria elettrochimica tradizionale, ma un dispositivo basato sulla fisica delle superfici.
Un’area di scambio estremamente elevata consentirebbe ricariche rapidissime e una longevità molto superiore rispetto alle celle convenzionali. Resta però aperta una questione tecnica rilevante, il riferimento a un voltaggio stabile di 4,2 volt, tipico delle batterie al litio.

Questo dettaglio suggerisce la possibile presenza di elettronica di potenza avanzata o di una struttura ibrida non ancora descritta pubblicamente. Un chip Adaptive cell management che va a emulare la curva di scarica che, se confermato, indicherebbe una soluzione più complessa di quanto finora comunicato ufficialmente.
Verge TS Pro, il primo vero banco di prova
La Verge TS Pro rappresenta il primo test reale per verificare le promesse di Donut Lab. Il pacco batteria dichiarato è da 33,3 kWh, con ricarica ultra-rapida che non comprometterebbe la durata nel tempo.
Le consegne previste nel primo trimestre 2026 rendono imminenti test indipendenti su strada e su banco prova. Sarà questo il passaggio decisivo per confermare o smentire l’intera narrazione tecnologica.
Scalabilità automotive e limiti infrastrutturali
Donut Lab sostiene di poter scalare la tecnologia anche per il settore automobilistico. Tuttavia, caricare un pacco da 100 kWh in cinque minuti richiederebbe potenze superiori a 1,2 megawatt.
Valori oggi difficilmente compatibili con l’infrastruttura di ricarica pubblica esistente. Nel frattempo, altri attori del settore mantengono un approccio più prudente e progressivo.
Brevetti e segreti industriali
Al momento non risultano brevetti pubblici facilmente riconducibili alla tecnologia sviluppata da Donut Lab. Secondo quanto emerso durante il CES, parte delle soluzioni adottate sarebbe protetta come trade secret industriale.
Una scelta che spiega l’assenza di white paper, dati tecnici dettagliati e documentazione verificabile da parte di terzi. Allo stesso tempo, questa mancanza contribuisce ad alimentare i dubbi della comunità tecnica internazionale.
Donut Lab Rivoluzione o marketing estremo?
Il caso Donut Lab si colloca in una zona grigia tra possibile svolta industriale e legittimo scetticismo tecnico. Se le promesse venissero confermate, il panorama dell’accumulo energetico cambierebbe radicalmente.
Allo stesso tempo, l’assenza di verifiche indipendenti impone cautela e spirito critico. I test sulle prime Verge TS Pro rappresenteranno lo spartiacque tra una rivoluzione concreta e un’operazione di marketing senza precedenti.
Domanda finale?
di
Andrea Cornali
Il mio interesse per il mondo elettrico è nato nel 2020, anno in cui ho iniziato a collaborare con Matteo. Da allora, la mia passione è cresciuta costantemente. Nel 2021, ho abbandonato la mia auto termica per passare a un veicolo elettrico. Ora, sono entusiasta di condividere la mia conoscenza in questo settore. Ogni giorno, cerco di combinare la mia passione per la tecnologia e l'attenzione per l'ambiente per contribuire in modo positivo al mondo che ci circonda.


