
di Andrea Cornali
Cina, il gigante verde tra crescita e contraddizioni
Matteo, sul canale Elettronauti.it, nelle puntate di Frenata Rigenerativa, dedicate alla Cina, ha raccontato la sua esperienza in Cina e di come le città del Paese siano ormai invase da migliaia di scooter elettrici che sfrecciano silenziosi tra i semafori.
Un’immagine concreta della rivoluzione elettrica che sta trasformando la mobilità urbana e, più in generale, l’intero volto del Paese.
In poco più di venticinque anni, la Cina è passata dall’essere la “fabbrica del mondo” a una superpotenza industriale e tecnologica, oggi guida la transizione energetica globale, tra successi produttivi impressionanti e contraddizioni ambientali difficili da ignorare.
Tutto è iniziato nel 2001, con l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, da quel momento l’economia cinese è esplosa, alimentata dal carbone, che ha garantito energia a basso costo ma con conseguenze devastanti per l’ambiente.
Nel 2006 Pechino ha superato gli Stati Uniti diventando il maggior emettitore di CO₂ al mondo, le metropoli, soffocate dallo smog, sono diventate simbolo di un progresso inquinante.
Secondo la Banca Mondiale, ben 16 delle 20 città più inquinate del pianeta si trovavano in Cina.
Schiacciato dalle proteste e dalle crescenti emergenze sanitarie, il governo non ha potuto più ignorare la realtà, è così iniziata una svolta epocale, con l’obiettivo di conquistare una nuova indipendenza energetica basata su fonti pulite, innovazione e tecnologia.
Le prime leggi per le energie rinnovabili
Nel 2005 Pechino approva la Renewable Energy Law, la prima legge che obbliga le compagnie elettriche a investire nelle rinnovabili.
Nel 2009 arriva Golden Sun, programma che copre fino al 70% dei costi per impianti solari, e “Dieci città, mille veicoli”, il primo piano per la mobilità elettrica.
Le imprese cinesi iniziano a importare tecnologie occidentali, migliorandole rapidamente.
Nel 2013 la Cina è già leader mondiale nella produzione di pannelli solari e turbine eoliche.
Due anni dopo, con il piano Made in China 2025, Pechino fissa l’obiettivo dell’autosufficienza in dieci settori strategici, tra cui le energie verdi.

Il governo offre sussidi, prestiti agevolati e incentivi alla ricerca, il meccanismo è semplice, lo Stato individua un settore chiave, le aziende investono e si rafforzano. Quando il mercato si consolida, i sussidi vengono ridotti.
L’Africa, miniera del futuro energetico cinese
Per sostenere questa corsa, Pechino ha costruito un sistema di approvvigionamento globale, oggi controlla il 41% del cobalto mondiale, il 28% del rame e il 95% della grafite raffinata, ha investito oltre 220 miliardi di dollari in tecnologie verdi all’estero negli ultimi tre anni.
Nei distretti di Hefei e Shenzhen, aziende, università e centri di ricerca lavorano insieme, ogni anno si laureano 3,5 milioni di studenti in discipline scientifiche, molti dei quali specializzati in chimica e metallurgia delle batterie.
La forza della Cina è anche qui, nella formazione e nella pianificazione industriale a lungo termine.
Dominio globale delle rinnovabili
Oggi la Cina controlla il 60% del mercato mondiale delle turbine eoliche, produce oltre l’80% dei pannelli solari e detiene il 75% dei brevetti legati all’energia pulita.
Entro il 2025 saranno operativi 510 gigawatt di nuovi impianti solari ed eolici, contro gli 89 dell’Unione Europea e i 41 degli Stati Uniti.
Anche nel settore automobilistico la crescita è vertiginosa, dai 18.000 veicoli elettrici del 2013 a oltre 11 milioni nel 2024, nel 2025, una vettura su due vendute in Cina sarà elettrica.
La rete di ricarica è la più estesa al mondo, 16,7 milioni di punti, di cui 3,9 milioni installati solo nei primi sette mesi del 2025, colossi come BYD, CATL e Huawei sperimentano sistemi capaci di ricaricare un’auto in 5 minuti.
Cinque dei dieci principali produttori mondiali di batterie sono cinesi, con una quota del 65% del mercato globale.
Emissioni in calo, ma il carbone pesa ancora
Nel 2024 la Cina ha generato il 44% dell’energia solare ed eolica mondiale, più della somma di Europa, Stati Uniti e India.
Le emissioni di CO₂ sono calate per la prima volta in modo costante, grazie all’espansione di solare ed eolico, che producono ormai oltre un quarto dell’elettricità nazionale.
Ma il rovescio della medaglia resta evidente, il 61% dell’energia cinese deriva ancora dal carbone, una contraddizione difficile da ignorare per un Paese che punta alla neutralità climatica entro il 2060.
Dumping e crisi del fotovoltaico europeo
La politica dei sussidi ha reso le tecnologie verdi più economiche, ma ha anche creato dumping commerciale, nel 2008 l’Europa produceva il 60% dei pannelli solari globali, nel 2022 è scesa all’1%.
La concorrenza cinese ha messo in crisi anche i propri produttori, nel 2024 il fotovoltaico cinese ha accumulato perdite per 60 miliardi di dollari e ha perso 87.000 posti di lavoro, prezzi bassi, sì, ma a un costo sociale e industriale elevato.
Nella regione dello Xinjiang, dove sorge il parco solare più grande del mondo (Midong, 3,5 GW), ONG internazionali denunciano l’utilizzo di lavoro forzato nella produzione di pannelli e batterie.
Nonostante la leadership nel verde, la Cina resta il maggiore inquinatore globale, responsabile del 31% delle emissioni mondiali, nel 2024 ha avviato 94,5 GW di nuove centrali a carbone, il dato più alto dell’ultimo decennio.
Un modello autoritario, ma rapido
La Cina ha potuto agire con una velocità sconosciuta alle democrazie occidentali.
Senza vincoli politici o lobby, il governo ha imposto la transizione energetica dall’alto, investendo in modo massiccio e deciso.
In Europa, invece, la transizione è spesso frenata da resistenze locali. In Sardegna, ad esempio, molti cittadini si oppongono agli impianti eolici o fotovoltaici per motivi paesaggistici. Senza una consapevolezza diffusa della crisi climatica, la trasformazione rischia di restare lenta e incompleta.
La risposta americana e il ruolo dell’Europa
Gli Stati Uniti hanno risposto imponendo dazi sui pannelli solari cinesi, accusando Pechino di esportare sottocosto, ma la Cina ha continuato a crescere, approfittando del vuoto lasciato da Washington dopo l’uscita dall’Accordo di Parigi.
Nel frattempo, l’Unione Europea ha aumentato la produzione di energia rinnovabile del 71% tra il 2005 e il 2015, creando oltre 80.000 posti di lavoro nel settore fotovoltaico.
La concorrenza cinese è forte, ma anche stimolante, ha costretto l’Occidente a innovare.

Pannelli galleggianti e innovazione continua
Uno dei simboli del nuovo corso è la centrale solare galleggiante di Huainan, costruita su un lago nato da una vecchia miniera di carbone. Produce 40 MW di elettricità, abbastanza per 15.000 abitazioni.

L’acqua raffredda i pannelli, ne aumenta l’efficienza del 10% e ne semplifica la manutenzione.
Nel 2025 entrerà in funzione un impianto ancora più grande, da 150 MW, segno della continua ricerca di soluzioni innovative.
https://elettronauti.it/colorado-inseguitore-solare-galleggiante-stati-uniti/
Elettrificazione e prezzi in discesa
Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, la Cina ha raggiunto un tasso di elettrificazione del 30%, contro il 22% di USA e UE, nel 2024 le auto elettriche hanno rappresentato il 48% delle vendite nazionali, contro appena il 6% del 2020.
Le esportazioni di tecnologie verdi hanno raggiunto i 20 miliardi di dollari solo ad agosto 2025, trainate da Asia, Africa e Medio Oriente.
Il costo dei moduli solari è diminuito del 30% dal 2020, mentre quello delle batterie per auto elettriche è sceso del 10%.
I veicoli elettrici cinesi sono oggi più accessibili e competitivi, accelerando la transizione anche nei Paesi emergenti.
Verso un mercato più libero
Nel 2024 Pechino ha introdotto una riforma che affida ai meccanismi di mercato la definizione dei prezzi dell’elettricità rinnovabile. Il nuovo sistema di pagamenti di bilanciamento tutela i produttori quando i prezzi scendono troppo, ma riduce i sussidi diretti.
È il segnale di un settore che ha raggiunto la maturità industriale e ora punta a stabilizzarsi senza aiuti statali.
La Cina è un Paese pieno di contrasti, allo stesso tempo il maggior inquinatore e il più grande investitore in energie rinnovabili.
Riuscirà la Cina a diventare il primo vero “Stato elettrico” del mondo senza rinunciare alla crescita economica?
di
Andrea Cornali
Il mio interesse per il mondo elettrico è nato nel 2020, anno in cui ho iniziato a collaborare con Matteo. Da allora, la mia passione è cresciuta costantemente. Nel 2021, ho abbandonato la mia auto termica per passare a un veicolo elettrico. Ora, sono entusiasta di condividere la mia conoscenza in questo settore. Ogni giorno, cerco di combinare la mia passione per la tecnologia e l'attenzione per l'ambiente per contribuire in modo positivo al mondo che ci circonda.


