

di Gianfranco Franzoni
Auto elettriche e indipendenza energetica
Il recente aumento del prezzo del petrolio riporta al centro una questione ricorrente: la dipendenza globale dall’energia fossile. Quando il mercato del greggio subisce scosse geopolitiche, gli effetti si diffondono rapidamente su economia, trasporti e sicurezza energetica.
Secondo diversi analisti energetici, la diffusione dei veicoli elettrici rappresenta una delle principali leve per ridurre questa vulnerabilità. Il motivo è semplice: la mobilità elettrica non richiede petrolio per funzionare e può utilizzare energia prodotta localmente.
Tensioni geopolitiche e rialzo dei prezzi del petrolio
Negli ultimi giorni il mercato petrolifero ha reagito a nuove tensioni in Medio Oriente. Attacchi militari tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno generato forte instabilità nella regione.
In risposta, Teheran ha minacciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico del Golfo Persico. Da questo corridoio marittimo transita circa il 20% del petrolio mondiale.
La sola possibilità di un blocco ha avuto effetti immediati sui mercati.
Il prezzo del greggio è salito rapidamente di oltre il 50%, superando i 100 dollari al barile (circa 92 euro). Successivamente le quotazioni si sono stabilizzate intorno ai 90 dollari (circa 83 euro).

Anche i Paesi che non importano direttamente petrolio dal Golfo hanno registrato rincari. Il petrolio infatti è una commodity globale: una crisi locale si riflette sull’intero mercato.
Alcuni Paesi temono carenze di petrolio

Diversi governi hanno iniziato a valutare il rischio di interruzioni nelle forniture energetiche. Questo scenario riguarda soprattutto i Paesi asiatici, fortemente dipendenti dalle importazioni che attraversano lo Stretto di Hormuz.
Il caso del Giappone è emblematico. Il Paese importa gran parte del petrolio proprio da quell’area e ha una quota di veicoli elettrici ancora limitata rispetto ad altri mercati avanzati.
Una crisi prolungata potrebbe quindi creare difficoltà nel medio periodo.
Anche la Nuova Zelanda appare esposta. Il Paese dispone di riserve petrolifere limitate, pari a poche settimane di consumo. Negli anni recenti la diffusione delle auto elettriche aveva ridotto la dipendenza dai carburanti fossili. Tuttavia alcune politiche fiscali recenti hanno rallentato questa crescita.
In parallelo, la Cina importa molto petrolio dal Golfo. Tuttavia la situazione appare meno critica rispetto ad altri Paesi asiatici.
Il motivo è duplice: ampie riserve strategiche e rapida diffusione dei veicoli elettrici, che sta stabilizzando la domanda di petrolio nel settore dei trasporti.
Questi esempi mostrano come la dipendenza dal greggio non sia solo un tema teorico. È una questione che incide su sicurezza energetica e stabilità economica.

Trasporti e petrolio: una dipendenza ancora dominante
Oggi la maggior parte del petrolio estratto nel mondo viene utilizzata nei trasporti. Oltre la metà di questa quota alimenta circa 1,5 miliardi di automobili private in circolazione.
Il petrolio impiega milioni di anni per formarsi nel sottosuolo. Una volta estratto, però, viene bruciato una sola volta nei motori a combustione. Dopo l’utilizzo non è più recuperabile. Questa dinamica genera domanda continua di una risorsa limitata. Inoltre concentra potere economico e politico nei Paesi che dispongono di grandi riserve.
Quando la produzione o il trasporto vengono interrotti, l’impatto si diffonde rapidamente su tutta l’economia globale.
Perché i veicoli elettrici riducono la dipendenza energetica

Le auto elettriche rappresentano una delle soluzioni più dirette per ridurre il consumo di petrolio. Non utilizzano carburanti fossili per la trazione e funzionano grazie all’elettricità.
L’energia elettrica può provenire da molte fonti: solare, eolico, idroelettrico, nucleare o altre risorse nazionali. Di conseguenza ogni Paese può sfruttare il proprio mix energetico.
Questo approccio aumenta flessibilità e autosufficienza energetica. Inoltre riduce il potere dei cartelli petroliferi nel determinare prezzi e disponibilità.
Le materie prime utilizzate nelle batterie sono impiegate in quantità molto inferiori rispetto al petrolio consumato dai motori termici. Inoltre possono essere riciclate, mentre il petrolio viene definitivamente bruciato.
Non solo auto elettriche: altre tecnologie riducono il consumo di petrolio
La mobilità elettrica non si limita alle automobili. Diverse tecnologie contribuiscono a ridurre il consumo di combustibili fossili.
Le biciclette elettriche, ad esempio, hanno registrato vendite globali molto elevate. In molte città hanno già sostituito una parte degli spostamenti in auto. In parallelo, la stessa tecnologia può essere applicata a trasporto pubblico e logistica. Camion e autobus elettrici riducono ulteriormente la domanda di carburanti fossili.
Anche nel settore domestico esistono alternative. Le pompe di calore elettriche, alimentate da energia rinnovabile, sostituiscono sistemi di riscaldamento a petrolio o gas.
Petrolio, conflitti e politica energetica
Il legame tra petrolio e geopolitica non è nuovo. Numerosi conflitti del XX e XXI secolo sono stati influenzati dal controllo delle risorse energetiche.
Le tensioni tra Russia ed Europa ne sono un esempio recente. Dopo l’annessione della Crimea nel 2014, la dipendenza europea da gas e petrolio russi ha limitato inizialmente la risposta politica. Solo negli anni successivi l’Unione Europea ha accelerato diversificazione energetica ed elettrificazione. Tuttavia i prezzi dell’energia sono aumentati durante la fase di transizione.
Secondo diversi studi, anticipare la diffusione delle tecnologie elettriche avrebbe ridotto l’impatto economico della crisi energetica.
Il picco della domanda di petrolio potrebbe essere vicino
Diversi indicatori suggeriscono che il consumo globale di petrolio potrebbe avvicinarsi al suo massimo storico. Negli Stati Uniti, la domanda ha raggiunto un picco nel 2019. Dopo il calo del 2020 non ha più recuperato completamente i livelli precedenti.
La crescita delle auto elettriche, insieme a tecnologie più efficienti, contribuisce a questa tendenza. Anche a livello globale emergono segnali simili. La Norvegia ha già superato il picco di domanda petrolifera nei trasporti. La Cina potrebbe raggiungerlo in questi anni grazie alla rapida diffusione dei veicoli elettrici.
Secondo varie analisi energetiche, la domanda mondiale di petrolio potrebbe iniziare a diminuire entro la fine del decennio.
Una transizione energetica ancora in corso
La riduzione della dipendenza dal petrolio richiede tempo. Tuttavia la diffusione di veicoli elettrici e energie rinnovabili sta accelerando il cambiamento. Ogni nuova infrastruttura elettrica installata contribuisce a ridurre il peso del petrolio nei trasporti. Questo processo non riguarda solo i Paesi coinvolti nelle crisi geopolitiche.
Il petrolio è un mercato globale. Di conseguenza la riduzione dei consumi in qualsiasi regione può limitare l’influenza dei cartelli energetici.
Secondo te, l’accelerazione della mobilità elettrica riuscirà davvero a ridurre la dipendenza mondiale dal petrolio nei prossimi vent’anni?

di
Gianfranco Franzoni
Dinosauro, nell’automotive dalla nascita, da sempre attivo nella tutela ambientale. Con 50 auto ICE possedute, molte di grossa cilindrata, ho contribuito all’inquinamento ambientale, per la mia parte. Ora, riscatto! Promuovo la mobilità elettrica in tutti i modi possibili.


