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Auto elettrica senza box: strategie e limiti della ricarica pubblica
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Matteo Valenza

di Matteo Valenza

https://www.youtube.com/watch?v=5CLWEVJyoCg

Auto elettrica senza box: strategie e limiti della ricarica pubblica

5 min.

Utilizzare un’auto elettrica senza disporre di un box o di un posto auto con presa non è impossibile, ma cambia profondamente il modo di gestire la ricarica. Durante un esperimento durato una settimana è emersa soprattutto la necessità di pianificare le soste, conoscere l’infrastruttura disponibile e adattare almeno in parte le proprie abitudini quotidiane.

Il tema diventa particolarmente concreto quando si valuta la sostituzione di un’auto diesel con una piccola elettrica, come Renault Zoe, Volkswagen e-Up! o Honda e, ma non si dispone di un secondo box. In questa situazione autonomia e costi contano, ma la variabile decisiva è spesso la comodità con cui si riesce a recuperare ogni giorno l’energia consumata.

Ricaricare durante l’orario di lavoro

Una delle soluzioni più immediate consiste nel lasciare l’auto presso una colonnina vicina al luogo di lavoro. Nello scenario preso come riferimento, il tragitto quotidiano richiedeva circa 30 minuti e copriva indicativamente 15 o 20 chilometri. A circa un chilometro dalla destinazione era disponibile una stazione A2A, parte di una rete giudicata abbastanza capillare nella zona.

Sulla carta la soluzione appare semplice: parcheggiare, collegare l’auto e raggiungere a piedi il posto di lavoro. Nella pratica emergono diversi vincoli. La colonnina potrebbe essere occupata, non era prenotabile e, nel caso osservato, l’auto poteva restare collegata soltanto per due ore consecutive. Sarebbe quindi stato necessario interrompere il lavoro, scollegare la vettura e trovare un altro parcheggio.

La ricarica durante l’orario lavorativo diventa realmente comoda soprattutto quando il punto di ricarica si trova nel parcheggio dell’azienda o a brevissima distanza. Se per raggiungerlo serve una lunga camminata, oppure se bisogna spostare l’auto dopo poche ore, il vantaggio si riduce rapidamente.

Integrare la ricarica nelle soste quotidiane

In assenza di colonnine vicino al lavoro, la strategia alternativa è far coincidere la ricarica con attività che si sarebbero svolte comunque. Una pausa pranzo presso un ristorante dotato di stazione, per esempio, può offrire circa mezz’ora di collegamento. Con una colonnina da 11 kW, secondo l’esperienza descritta, questa sosta può recuperare energia utile per il viaggio di ritorno o per parte degli spostamenti successivi.

Lo stesso principio vale per supermercati e centri commerciali. Nella zona considerata erano presenti punti gratuiti, sia in corrente alternata sia in corrente continua. Fermarsi per un caffè o lasciare l’auto collegata mentre si fa la spesa permette di trasformare un tempo di attesa in una ricarica, evitando una sosta dedicata esclusivamente alla batteria.

Un’esperienza citata riguarda una Tesla Model 3 Performance utilizzata per oltre un anno senza box e ricaricata soprattutto presso colonnine gratuite. In circa 30.000 chilometri, il proprietario avrebbe sostenuto una spesa complessiva nell’ordine di 60 euro per gli abbonamenti. È un caso personale, legato alla disponibilità locale di infrastrutture gratuite, e non un risultato automaticamente replicabile.

Una o due ricariche più consistenti alla settimana

Un’altra possibilità è concentrare il recupero di energia in una o due sessioni settimanali, gratuite oppure a pagamento. Per una Tesla può entrare in gioco anche un Supercharger vicino a casa, mentre per altre vetture si possono sfruttare le stazioni disponibili lungo i normali percorsi. L’efficacia di questa organizzazione dipende però dai chilometri percorsi, dai consumi dell’auto e dalla capacità della batteria.

Le esperienze richiamate con elettriche dotate di batteria da 39 kWh indicavano percorrenze nell’ordine dei 250 chilometri, fino a circa 300 adottando una guida molto attenta. Questo non significa che due ricariche settimanali siano sempre sufficienti: il fabbisogno cambia in base all’uso reale e deve essere valutato sul proprio tragitto.

Concentrare tutte le ricariche su stazioni rapide in corrente continua solleva inoltre dubbi sulla salvaguardia della batteria quando questa modalità viene utilizzata sistematicamente. A ciò si aggiunge il tempo perso fuori dall’orario di lavoro: se ogni sessione richiede una sosta apposita, il rischio è di dover adattare la propria vita all’auto anziché integrare l’auto nella routine.

Più favorevole è la presenza di una colonnina vicino casa. Lasciare la vettura collegata per un paio d’ore mentre si svolge un’altra attività, come una passeggiata, riduce il disagio. Anche in questo caso serve cambiare qualche abitudine, ma senza necessariamente aggiungere lunghi tempi morti.

La verifica da fare prima dell’acquisto

Prima di acquistare un’elettrica senza disporre di una ricarica privata è fondamentale controllare quali stazioni si trovano vicino a casa, al lavoro e lungo i percorsi abituali. Bisogna verificare se sono gratuite o a pagamento, quali tariffe applicano e quali sistemi di accesso richiedono. Nell’esperienza sul campo è stata utilizzata l’app Nextcharge per localizzare i punti più vicini.

La frammentazione di tessere e abbonamenti rappresenta una complicazione ulteriore. La soluzione più semplice per l’utente sarebbe poter pagare direttamente alla colonnina con carta o bancomat, senza dover gestire applicazioni e contratti differenti. In assenza di questa possibilità, conviene individuare gli operatori più presenti nella propria zona e scegliere l’offerta più coerente con l’uso previsto.

Possibile, ma il box resta il riferimento

La settimana di prova conferma che un’auto elettrica può essere gestita anche senza box, a condizione di avere un’infrastruttura adeguata nei luoghi frequentati e di pianificare con attenzione. L’obiettivo pratico è recuperare abbastanza energia per coprire gli spostamenti del giorno corrente e di quello successivo, mantenendo un margine che eviti soste impreviste.

La ricarica domestica rimane comunque la soluzione più comoda: si arriva a casa, si collega il cavo e si ritrova l’auto pronta senza dover cercare stazioni disponibili. Nell’esperienza descritta, anche una wallbox utilizzata a 3 kW è stata sufficiente per eliminare gran parte dei pensieri legati alla ricarica. Senza questa possibilità, la mobilità elettrica resta praticabile, ma solo dopo avere trovato un compromesso realistico tra autonomia, infrastruttura e routine personale.

Una domanda per voi

La disponibilità di colonnine vicino a casa e al lavoro può compensare davvero l’assenza di una ricarica privata?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=5CLWEVJyoCg

Matteo Valenza

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Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!

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