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Accumulo fotovoltaico semisolido: due impianti italiani sul campo
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Matteo Valenza

di Matteo Valenza

https://www.youtube.com/watch?v=wShi7qDiaT8

Accumulo fotovoltaico semisolido: due impianti italiani sul campo

5 min.

Le batterie allo stato semisolido entrano negli impianti fotovoltaici domestici attraverso due configurazioni differenti: un sistema modulare da 40 kWh e una soluzione all-in-one da 15 kWh. In entrambi i casi la tecnologia Expo Fin viene presentata come un'alternativa agli accumulatori NMC e LFP, con anodo al grafene, gestione termica passiva e una durata dichiarata di 15.000 cicli di ricarica.

Temperatura stabile e assenza di ventilazione attiva

Il primo elemento emerso dall'esperienza sul campo riguarda il comportamento termico. Durante una fase indicata come ricarica a circa 20 kW, gli involucri delle batterie risultavano freddi al tatto e il display riportava una temperatura intorno ai 25 °C, sostanzialmente coincidente con quella ambientale. Non erano inoltre percepibili ventole in funzione.

Secondo quanto illustrato, l'anodo al grafene consentirebbe di mantenere una temperatura contenuta anche durante cicli di carica e scarica ad alta potenza. Il manuale indica un intervallo operativo in carica compreso tra 0 e 45 °C, mentre in scarica si passa da -20 a 55 °C. Sono limiti gestiti dal BMS, il sistema elettronico che controlla le celle e interviene per mantenere l'accumulatore entro i parametri previsti.

La sicurezza è uno dei principali argomenti associati a questa tecnologia. Il materiale raccolto attribuisce alle celle la capacità di continuare a erogare energia anche in presenza di danneggiamenti e indica il rigonfiamento, anziché l'incendio, come possibile conseguenza dei casi più gravi. Si tratta tuttavia di caratteristiche dichiarate: durante il riscontro sul campo non è stata effettuata una prova distruttiva indipendente.

Un impianto modulare da 40 kWh

La prima installazione adotta otto moduli da 5 kWh, ripartiti in due stack da quattro unità. La capacità complessiva raggiunge quindi 40 kWh, suddivisi in due gruppi da 20 kWh, ciascuno dotato del proprio BMS. L'energia proviene da un impianto fotovoltaico da circa 20 kW collegato a due inverter da 10 kW.

Ogni BMS può gestire fino a sei moduli da 5 kWh, per un massimo di 30 kWh. La configurazione osservata lascia pertanto spazio per quattro moduli aggiuntivi, equivalenti ad altri 20 kWh, senza richiedere una revisione dell'architettura descritta. La scelta di distribuire inizialmente le batterie in due gruppi simmetrici risponde anche a una valutazione estetica.

L'impianto è trifase e mantiene la separazione tra le sezioni in corrente alternata e continua, con scaricatori e gestione delle diverse stringhe fotovoltaiche. L'impiego delle batterie semisolide non comporta, secondo l'installatore RGS, differenze rispetto alle regole applicate ai normali impianti fotovoltaici italiani. La tecnologia può quindi essere integrata anche in un sistema esistente ancora privo di accumulo.

L'assenza di ventole e la limitata produzione di calore hanno inciso anche sulla collocazione. L'abitazione è ancora in fase di completamento e i due stack saranno integrati in un mobile destinato alla lavanderia. Questa soluzione viene resa possibile, secondo quanto riferito, dal fatto che le batterie non richiedono una ventilazione attiva dedicata.

La soluzione all-in-one da 15 kWh

La seconda installazione si trova in un'abitazione ristrutturata e utilizza una batteria da 15 kWh con BMS integrato. È una configurazione all-in-one, più sottile e sviluppata in altezza, collocata nella stessa area tecnica che ospita l'inverter e gli altri componenti del fotovoltaico.

Il sistema è collegato all'app proprietaria di Expo Fin, aggiornata in tempo reale. L'interfaccia mostra la produzione solare, il prelievo e l'immissione in rete, i consumi dell'abitazione e lo stato di carica. Sono disponibili anche grafici giornalieri e dati relativi alla produzione, all'energia consumata e al risparmio di CO2.

Nel momento osservato la batteria era al 100%, il fotovoltaico produceva circa 600 W e non risultavano prelievi dalla rete o consumi significativi dell'abitazione, che era vuota. Nella stessa giornata l'impianto aveva raggiunto un picco di produzione di 3,9 kW. Il controllo può arrivare fino alla singola cella, mostrando temperatura, tensione, stato operativo ed eventuali allarmi inviati tramite app.

Durata e sicurezza restano le promesse decisive

La durata dichiarata di 15.000 cicli rappresenta il dato più rilevante nel confronto con gli accumulatori tradizionali. L'installatore riferisce di aver lavorato per quasi un anno sul sistema per ottimizzarne le prestazioni, mentre una delle batterie descritte risulta operativa da due anni. Nel materiale si parla inoltre di oltre cento installazioni, concentrate soprattutto nel Nord Italia e monitorate per verificarne il funzionamento.

Anche lo smaltimento ha avuto un ruolo nella scelta del proprietario della seconda abitazione, professionalmente coinvolto nella gestione dei rifiuti. La batteria viene da lui descritta come assimilabile, sotto questo profilo, a un normale elettrodomestico e come una soluzione priva di rischio d'incendio. Sono valutazioni importanti, ma nel materiale disponibile non sono accompagnate da certificazioni, risultati di prove specifiche o dati documentali sul fine vita.

Le due installazioni mostrano comunque che l'accumulo semisolido non è più soltanto un progetto dimostrativo: può essere organizzato in moduli espandibili oppure integrato in un singolo involucro, mantenendo il monitoraggio dettagliato delle celle. La verifica decisiva riguarderà la capacità di conservare nel tempo le prestazioni e la stabilità termica dichiarate, soprattutto avvicinandosi all'elevato numero di cicli indicato.

Una domanda per voi

La durata dichiarata di 15.000 cicli e la gestione termica passiva possono rendere le batterie semisolide una scelta preferibile per l'accumulo domestico?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=wShi7qDiaT8

Matteo Valenza

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Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

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