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Accumulo fotovoltaico in AC o DC: differenze, efficienza e installazione
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Matteo Valenza

di Matteo Valenza

https://www.youtube.com/watch?v=zcx7UZ_Y1Jg

Accumulo fotovoltaico in AC o DC: differenze, efficienza e installazione

5 min.

Scegliere tra un sistema di accumulo fotovoltaico accoppiato in corrente continua o in corrente alternata non è soltanto una questione di sigle. Cambiano il percorso seguito dall'energia, il numero di conversioni necessarie, le perdite complessive e la complessità dell'installazione. La configurazione più adatta dipende soprattutto dal fatto che si stia realizzando un nuovo impianto oppure aggiungendo una batteria a un sistema fotovoltaico già esistente.

Le batterie lavorano sempre in corrente continua

L'espressione “batteria in AC” può generare un equivoco: le celle accumulano energia sempre in corrente continua, indicata come DC o CC. Anche i pannelli fotovoltaici producono corrente continua. La rete domestica e la maggior parte delle utenze di casa utilizzano invece corrente alternata, cioè AC. Da qui nasce la necessità dell'inverter, il dispositivo incaricato di convertire la corrente continua proveniente dai pannelli nella corrente alternata utilizzabile nell'abitazione.

In un sistema accoppiato sul lato DC, l'energia prodotta dal fotovoltaico può essere inviata alla batteria senza cambiare tipologia di corrente. Rimane necessaria una conversione DC-DC per adeguare i livelli di tensione, ma non avviene il passaggio da corrente continua ad alternata e poi nuovamente a continua. Quando l'energia accumulata deve alimentare la casa, l'inverter effettua la conversione finale verso l'AC.

Un accumulo collegato sul lato AC segue invece un percorso più articolato. La corrente continua dei pannelli viene trasformata in alternata dall'inverter fotovoltaico, quindi riconvertita in continua per caricare le celle. Al momento dell'utilizzo, l'energia deve tornare ancora una volta in AC. Ogni conversione coinvolge apparecchiature che non raggiungono un'efficienza del 100% e una parte dell'energia viene persa, anche sotto forma di calore.

Perché l'accoppiamento in DC riduce le perdite

Nel confronto tecnico con LG, la perdita associata al cambio del tipo di corrente è stata quantificata indicativamente intorno al 5%. Non si tratta però di un valore applicabile in modo identico a qualsiasi impianto: il risultato effettivo dipende dalla configurazione, dalle macchine utilizzate e dagli eventuali componenti elettrici aggiuntivi. Il principio rimane comunque chiaro: meno trasformazioni e meno dispositivi attraversati dall'energia significano generalmente minori dispersioni.

La minore quantità di componenti può incidere anche sull'affidabilità. Un sistema più semplice offre meno elementi elettronici potenzialmente soggetti a guasti e può richiedere meno manutenzione. Per gli impianti realizzati da zero, la configurazione DC viene quindi indicata come la scelta preferibile: oltre all'efficienza, beneficia di procedure di installazione ormai conosciute dagli operatori e di un'esperienza consolidata sul campo.

Secondo quanto emerso durante l'analisi dell'impianto, questa maturità tecnica può tradursi anche in un montaggio più rapido e in costi di manodopera inferiori. Non significa che ogni preventivo sarà necessariamente più basso, ma che una soluzione con meno componenti e collegamenti può ridurre la complessità dell'intervento.

Il retrofit degli impianti fotovoltaici esistenti

La situazione cambia quando il fotovoltaico è già operativo e utilizza un inverter tradizionale. Quest'ultimo riceve la corrente continua dai pannelli e la converte in alternata per alimentare la casa, ma non è necessariamente predisposto per gestire una batteria. Per aggiungere l'accumulo si può sostituire l'inverter esistente con un modello ibrido oppure installare un sistema retrofit composto da un ulteriore inverter e dalla batteria, collegandolo sul lato AC.

L'accoppiamento in AC diventa quindi una possibilità concreta soprattutto quando non si vuole modificare in modo sostanziale l'impianto già presente. Il compromesso consiste nelle conversioni aggiuntive e nella presenza di più componenti. La connessione in DC resta preferibile dal punto di vista dell'efficienza, ma richiede che inverter, batteria e configurazione generale siano compatibili.

Prima di intervenire su un impianto esistente è dunque indispensabile verificare le specifiche tecniche. Non basta scegliere una batteria capace di lavorare in DC: serve almeno un inverter ibrido compatibile, oppure bisogna valutare la sostituzione di quello fotovoltaico. Alcune soluzioni possono essere abbinate anche sul lato AC, offrendo maggiore libertà progettuale quando il sistema originario non era stato predisposto per l'accumulo.

LG Energy Solution 10H Prime: struttura e integrazione

L'impianto esaminato utilizza una batteria residenziale LG Energy Solution 10H Prime con chimica nichel-manganese-cobalto e due moduli da 5 kWh. La parte superiore ospita l'elettronica, mentre l'involucro metallico contribuisce alla distribuzione e alla dissipazione del calore. Il montaggio a parete e la ridotta spaziatura richiesta rispetto alle superfici circostanti puntano a contenere l'ingombro dell'installazione.

La stessa linea comprende anche una versione da 16 kWh, sviluppata maggiormente in altezza e più impegnativa da movimentare, ma basata sulle medesime logiche di installazione e configurazione modulare. La soluzione dispone inoltre di collegamento a internet e servizi cloud. Nel caso di un impianto preesistente, tuttavia, la possibilità concreta di integrazione deve essere verificata considerando soprattutto inverter e compatibilità dichiarate.

Il confronto tra AC e DC non porta quindi a una risposta identica per ogni abitazione. Su un nuovo impianto, ridurre le conversioni rende l'accoppiamento in corrente continua la soluzione tecnicamente più lineare. Nel retrofit, invece, il collegamento in AC può evitare interventi più invasivi e conservare parte dell'hardware presente. La scelta finale richiede di bilanciare efficienza, semplicità, costi di installazione e caratteristiche dell'impianto esistente.

Una domanda per voi

In un impianto fotovoltaico esistente, conviene accettare le maggiori conversioni di un retrofit in AC oppure sostituire l'inverter per passare al DC?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=zcx7UZ_Y1Jg

Matteo Valenza

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Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!

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