

di Emanuele Oggioni
Accise sulle BEV??
I vampiri del fisco sono all’opera per spostare la tassazione dai carburanti fossili (le odiate accise) alle auto elettriche. Il ministro dell’Economia Giorgetti sta studiando come traslare il gettito delle accise in modo da non avere una riduzione delle tasse incassate, in ottica futura, visto che le BEV pesano ancora pochi punti percentuali sul totale del parco auto italiano. Queste intenzioni stonano però con l’obiettivo dichiarato e di fondo di promuovere il rinnovo del parco circolante con auto senza emissioni a lungo termine.
I vampiri sono in agguato
Qualcuno ci aveva già pensato, un anno fa, in Texas, dove la Camera ha approvato una legge per introdurre una tassa annuale sulle auto elettriche (ma ricordiamo che da quelle parti le accise sui carburanti sono molto modeste rispetto all’Italia). Anche in Norvegia ed in Svizzera, i governanti vogliono far pagare il bollo auto alle BEV e/o cancellare l’esenzione dell’imposta per i veicoli elettrici. In collegamento con l’Automotive Dealer Day alla Fiera di Verona, il nostro ministro sempre in cerca di soldi, ma che aveva pasticciato e poi bloccato definitivamente la cessione dei crediti fiscali del “superbonus”, una vera e propria “moneta fiscale”, ha annunciato il futuro spostamento delle accise dai carburanti all'elettricità.

La scusa dell'accisa…
Ma quanto pesano le accise (che sono imposte indirette) sui carburanti fossili? Dal primo dicembre 2023 sono aumentate ancora, e di circa il 20%, a ben 467 euro per mille litri di gasolio (ossia 0,467 euro a litro) e a 578 euro per mille litri di benzina, per un gettito fiscale di 4 miliardi di euro aggiuntivi, per un totale annuo stimato di oltre 35 miliardi di euro tra accise e IVA sui soli carburanti! In pratica, tra imposte dirette e indirette, nelle casse dello Stato finisce circa il 60% di quanto gli italiani spendono alla pompa ogni qual volta sono costretti a rifornimento. Ricordiamo che le 18 diverse accise includono ancora la guerra di Etiopia del 1935, la ricostruzione dopo disastri ambientali come Vajont, alluvione di Firenze del 1966 o dei terremoti di 40 anni fa e, tra gli ultimi (ma pesantissimi: ben 8 centesimi di euro sulla benzina e 11 centesimi sul diesel) il decreto “salva Italia” di Monti del 2011, che ovviamente non ha salvato ed è servito a nulla…
- Elenco delle accise sui carburanti:
- Guerra d’Etiopia del 1935-1936: 1,90 lire (0,000981 euro).
- Crisi di Suez del 1956: 14 lire (0,00723 euro).
- Ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963: 10 lire (0,00516 euro).
- Ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966: 10 lire (0,00516 euro).
- Ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968: 10 lire (0,00516 euro).
- Ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976: 99 lire (0,0511 euro).
- Ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980: 75 lire (0,0387 euro).
- Missione Onu durante la guerra del Libano del 1982: 205 lire (0,106 euro).
- Missione Onu durante la guerra in Bosnia del 1995: 22 lire (0,0114 euro).
- Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004: 0,02 euro.
- Acquisto di autobus ecologici nel 2005: 0,005 euro.
- Emergenza terremoto in Abruzzo del 2009: 0,0051 euro.
- Finanziamento alla cultura nel 2011: da 0,0071 a 0,0055 euro.
- Gestione immigrati dopo la crisi libica del 2011: 0,04 euro.
- Emergenza alluvione Liguria e Toscana del novembre 2011: 0,0089 euro.
- Decreto Salva Italia del dicembre 2011: 0,082 euro (0,113 sul diesel).
- Emergenza terremoti dell’Emilia del 2012: 0,024 euro.
- Finanziamento del Bonus gestori e riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo: 0,005 euro.
- Spese del decreto Fare del 2014: 0,0024 euro.
Ma le tasse sull’elettricità ci sono già!
Nel secondo trimestre del 2024, quindi quello incorso, la bolletta per i clienti in “maggior tutela” avrà un prezzo di riferimento dell’energia elettrica per il cliente di 20,2 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse, così suddiviso:
- spesa per la materia energia: 9,2 centesimi di euro (circa il 45% del totale della bolletta), incluso i costi per la commercializzazione al dettaglio;
- spesa per il trasporto e la gestione del contatore: 4,5 centesimi di euro (22% del totale della bolletta) per i servizi di distribuzione, misura, trasporto, perequazione della trasmissione e distribuzione.
- Spesa per oneri di sistema: 3,9 centesimi di euro (19% del totale della bolletta).
- Imposte: 2,6 centesimi di euro (13% del totale della bolletta) per le imposte che comprendono l’IVA e le accise.
Quindi, già ora la bolletta elettrica tipo prevede che oltre la metà dei costi non sia legata al consumo e al costo della materia prima, che, come abbiamo visto, è ad oggi meno della metà della bolletta. Tolti i costi che vanno a remunerare la gestione della rete elettrica, la somma di tasse, accise e oneri vari è già oggi pari a circa un terzo del totale! E dove vogliamo andare?

https://elettronauti.it/bloomberg-i-bev-sono-piu-green-degli-ice
Voi credete che i propositi del Ministro passeranno all'applicazione effettiva, o si tratta delle solite prese di posizione per cercare di rallentare con ogni mezzo la transazione elettrica. Oppure si tratta semplicemente di un'ignoranza totale dei costi sociali e sanitari che una lunga agonia dei motori termici continuerà a gravare, per anni, sui conti dello Stato. Fateci sapere come la pensate.

di
Emanuele Oggioni
Analista finanziario, curioso di natura, Tesla owner e appassionato di e-mobility.


